Caso Orlandi, la giustizia arbitraria: presentata richiesta di archiviazione contro il fratello di Emanuela

Il Tribunale di Frosinone ha depositato al richiesta di non luogo a procedere contro Pietro Orlandi per diffamazione aggravata a mezzo stampa contro un blogger. L'avvocato del querelante: "La pm ha avuto timore"

Caso Orlandi, la giustizia arbitraria: presentata richiesta di archiviazione contro il fratello di Emanuela

Il Tribunale di Frosinone ha depositato richiesta di archiviazione per Pietro Orlandi, scagionando il fratello di Emanuela dall’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa contro un blogger. Sembra assurdo. Ma è andata proprio così. Non è una frottola. Eppure la diffamazione è un reato che dovrebbe essere perseguito da una legge che non guarda in faccia a nessuno, che dovrebbe “essere uguale per tutti”. 

Il codice di procedura penale, infatti, stabilisce che la diffamazione aggravata a mezzo stampa è una fattispecie di reato che si verifica quando l’offesa all’altrui reputazione è arrecata attraverso la stampa o qualsiasi altro mezzo di pubblicità (inclusi social network, tv o radio). E si giustifica per la maggiore capacità di diffusione dell’offesa, che può raggiungere un numero indeterminato di persone in tempi brevissimi, causando un danno potenzialmente irreparabile alla vittima.

La normativa è chiara: se diffami pubblicamente una persona vai a processo. Ma solo in un Paese eticamente in declino come l’Italia si può presentare richiesta di archiviazione verso un individuo che si esprime con un linguaggio che racconta molto della sua personalità: “Ma questo gran pezzo di merd*di(…) ma come si permette di parlare così di mia sorella? Ma che ne sa di lei, cosa faceva o non faceva? Qual’era la sua vita? Lui non l’ha mai conosciuta. Questo bastard* di (…) me le venisse a dire in faccia queste cose, ma non ha le palle per farlo perché è un verm* in grado solo di strisciare. Mi dispiace per i suoi genitori che hanno messo al mondo una monnezz* del genere. Caro (…). Ti auguro con tutto il cuore il peggio che la vita possa darti”. 

Davanti a tali “perle” linguistiche, il blogger ha presentato una denuncia-querela. Eppure la pm non ha ritenuto penalmente rilevanti tali frasi, presentando al gip richiesta di archiviazione. Lo ha fatto perché la legge in questo caso non è stata violata? No. E’ stata violata. Eccome. Solo che l’avvocato del blogger ha dichiarato che la pm ha avuto timore di procedere penalmente contro il fratello di Emanuela. Non vuole rogne nel processare un pensionato di basso livello che siede sui salotti televisivi, si atteggia a guru nei teatri, si permette di calunniare i vertici vaticani e insultare giornalisti non compiacenti e detrattori che non la pensano come lui.

L’avvocato del blogger ha detto che impugnerà la decisione della pm, presentando richiesta di capo di imputazione coatta contro Orlandi. Spetterà adesso al gip accogliere o meno tale richiesta. Ma se il gip dovesse respingere l’istanza, sarebbe la conferma di una giustizia che applica le leggi a seconda dei figli e dei figliastri, permettendo a un simile personaggio di calunniare e diffamare impunemente. 

In questo modo, però, si rischia di creare un precedente pericoloso, perché chiunque si sentirà adesso autorizzato a deturpare l’immagine altrui e pretendere pure l’impunità. Ciò che è desolante è che se quegli improperi li avesse pronunciati un perfetto sconosciuto sarebbe già stato rinviato a giudizio. Ma come ha detto un avvocato la giustizia è composta da uomini. Toghe che interpretano la legge a seconda del denunciato. Ma una giustizia arbitraria, non è mai una vera giustizia. 

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