Emanuela Orlandi, richiesta di imputazione coatta per il fratello Pietro

La Procura di Frosinone ha chiesto l'archiviazione per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa di Pietro Orlandi contro un blogger. Ma l'avvocato di quest'ultimo ha richiesto l'imputazione coatta

Emanuela Orlandi, richiesta di imputazione coatta per il fratello Pietro

La Procura della Repubblica di Frosinone aveva chiesto l’archiviazione per Pietro Orlandi per l’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa contro un blogger. Ma l’avvocato di quest’ultimo, Luigi Tozzi, si è opposto e ha chiesto il “capo di imputazione coatta”. Spetterà adesso al gip accogliere la richiesta di imputazione coatta e obbligare il pm a formulare il capo d’accusa mandando Orlandi a processo. 

L’imputazione coatta è un provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari, respingendo la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, ordina a quest’ultimo di formulare l’imputazione. È un meccanismo di controllo giurisdizionale sull’inerzia dei pubblici ministeri che impone l’inizio dell’azione penale e la fissazione dell’udienza preliminare e quindi del processo vero e proprio. 

La storia comincia a maggio del 2025 quando Pietro Orlandi, sui suoi canali social, si era esibito in una raffica di improperi contro il blogger, usando un linguaggio gravemente offensivo: “pezzo di merd]”, “grande bastard]”, “verme strisciant]”, “monnezz]”, fino ad augurare al blogger “tutto il male possibile”. Il tutto condiviso dai suoi follower che hanno solo aggravato la sua posizione giuridica. 

Il blogger aveva presentato, tramite il suo legale, una denuncia-querela per “diffamazione aggravata a mezzo stampa”, chiedendo che il procedimento penale si tenesse al Tribunale di Frosinone. Tuttavia, la pm, nei giorni scorsi, aveva chiesto l’archiviazione dell’esposto, con il rischio, però, di creare un pericoloso precedente, dato che sarebbe passato il messaggio che basta avere un poco di notorietà per sentirsi autorizzati a offendere gravemente la reputazione del prossimo. 

E così l’avvocato Tozzi ha impugnato la richiesta di archiviazione, chiedendo “l’imputazione coatta” per Pietro Orlandi. Il fratello di Emanuela adesso rischia per la prima volta di trovarsi in un tribunale in qualità di imputato e di essere processato dopo anni di affermazioni calunniose e diffamatorie esibite mediante stampa e televisione, con la compiacenza, interessata, di giornalisti e conduttori.

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