Bologna, corteo per Alessandro Ambrosio, centinaia in divisa per protestare contro il degrado della stazione

In segno di solidarietà verso la famiglia di Alessandro Ambrosio, centinaia gli operatori si sono fermati nella mattina del 7 gennaio. Lo sciopero ha interessato l’intera regione e ha creato non pochi disagi ai viaggiatori.

Bologna, corteo per Alessandro Ambrosio, centinaia in divisa per protestare contro il degrado della stazione

La fine di Alessandro Ambrosio, il capotreno deceduto a causa dei colpi inferti da Marin Jelenic, il 36enne croato fermato a Desenzano del Garda martedì sera dalla polizia, ha sconvolto l’intero comparto ferroviario, tanto da condurlo a manifestare nella mattinata del 7 gennaio per esprimere tutto il proprio cordoglio per la scomparsa del giovane.

Lo stop, proclamato dai sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl Ferrovieri, Uiltrasporti, Orsa Af e Fast Confsal, è partito dalle 9 e durerà fino alle 17 del pomeriggio, mettendo a rischio la regolarità delle corse e creando scompiglio ai passeggeri che ogni giorno scelgono i treni regionali per spostarsi. Numerosi i colleghi del giovane Ambrosio fermi al presidio di Bologna per manifestare il loro disappunto sulla sicurezza, ritenuta non sufficiente per tutelare i lavoratori che operano in stazione.

Tanti i fiori deposti sul luogo dove è stato organizzato il presidio, proprio per commemorare il capotreno a cui è stata ingiustamente tolta la vita per futili motivi. L’uomo che ha commesso il fatto è stato fermato dalla polizia dopo ben 27 ore di inseguimenti: il croato, infatti, è stato fermato mentre si trovava alla stazione di Desenzano del Garda.

Da quanto è emerso dalle indagini, l’uomo frequentava abitualmente le stazioni del Nord Italia, in quanto non ha una dimora stabile, per cui si adattava come meglio poteva, bivaccando fra sale d’attesa e convogli, sui quali saliva senza biglietto. La tragica fine di Ambrosio ha messo in allerta gli operatori che lavorano nelle ferrovie, per i quali è diventato urgente fare qualcosa per garantire la sicurezza di questi luoghi.

Da tempo, infatti, si verificano fatti che mettono a rischio l’incolumità dei lavoratori, e per questo sono scesi in campo, per chiedere alle istituzioni di intervenire immediatamente per evitare altre tragedie come quella del capotreno, un giovane che non aveva fatto alcun male, ma che ha perso la vita mentre stava svolgendo onestamente il suo lavoro.

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