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Napoli

Ad Ottaviano, Napoli, la prima vittima del lavoro della Fase 2. I sospetti sulla sicurezza

Ad Ottaviano un'esplosione in fabbrica miete la prima vittima del lavoro nella Fase 2. Le indagini sono in corso ma una testimone alimenta seri dubbi sulla sicurezza. L'ennesima ferita in una terra sempre in bilico, tra legalità e sopravvivenza.

Cronaca
Pubblicato il 7 maggio 2020, alle ore 15:47

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Ad Ottaviano, Napoli, la prima vittima del lavoro della Fase 2. I sospetti sulla sicurezza

Vita da cani“: questo il commento lasciato da Vincenzo Lanza, su un post del suo profilo Facebook. Pochi giorni dopo, perderà la vita sul posto di lavoro alla Adler di Ottaviano. L’operaio aveva 55 anni ed è stata la prima vittima della cosiddetta Fase 2, per rammentarci che effettivamente tutto deve tornare come prima, con quella frase divenuta tristemente premonitrice

La Adler Plastic di Ottaviano, dove Vincenzo lavorava da due anni come addetto alla macchina schiumatrice, fa parte della Adler Group, una multinazionale italiana, uno dei rari casi al contrario del nostro Paese. La società fu fondata nel 1956 da Achille Scudieri e produce componentistica per auto, ha clienti importanti come FCA, Suzuki e Opel. Dopo aver acquisito liquidità da un socio tedesco, conta la bellezza di 58 stabilimenti sparsi per il globo.

Vincenzo Lanza, da una prima ricostruzione eseguita dagli inquirenti, è stato investito da una esplosione dovuta ad una fuga di metilene (gas tossico ed infiammabile) utilizzato nella produzione di miscele. Non sappiamo con certezza ciò che è accaduto: le indagini i sono in corso. Eppure, ci sono scricchiolii sinistri sulla vicenda. Alfonso de Vito sul sito di informazione Identità Insorgenti, molto radicato nell’area del napoletano, si stupirebbe invece che ci fosse una vera tutela sindacale dei dipendenti: “La sicurezza sul lavoro, dalle nostre parti, è una domanda indiscreta come una questione privata”.

A quanto pare, la società aveva l’abitudine di assumere la manodopera meno qualificata, attraverso contratti settimanali. In un’area così affamata di lavoro, diventa un cappio pronto a stringersi alla prima rivendicazione. Carmelo – nome di fantasia – è uno di questi operai usa e getta, racconta di aver conosciuto Vincenzo Lanza, una brava persona che quando si rivolgeva a loro diceva: “Ragazzi scappate perché qua si muore“.

Possibile che in un’azienda come questa, dove ci sono pure i tedeschi, ci siano difficoltà economiche ad investire nella sicurezza sul lavoro? Eppure, l’operaio dice che in quell’azienda la prevenzione degli infortuni era una chimera: piedi nell’acqua, con fili elettrici fluttuanti e guai a rivolgersi al capo turno. Questo nonostante Adler fatturi oltre un miliardo di euro l’anno

Paolo Scudiero, il titolare che secondo Carmelo circolava con una Ferrari, è stato nominato imprenditore dell’anno da una rivista del settore, promotore del polo food “Eccellenze campane”: insomma uno che al solo nominarlo tutta la Confindustria napoletana andava in brodo di giuggiole, e che dovrebbe al più presto chiarire perché ad Ottaviano non è cambiato nulla.

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Cosa ne pensa l’autore
Giuseppe Folchini

Giuseppe Folchini - Se è questo ciò che si intende per ritorno alla normalità è evidente che quello che accadeva prima dell’emergenza Covid non era normale. Lo scempio degli imprenditori che a Bergamo hanno sulla coscienza parecchi morti, ostinandosi a mantenere la produzione, continua in una terra che dove si lotta tra legalità e sopravvivenza e spesso senza la possibilità di scegliere.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

07 maggio 2020 - 15:48:25

Tecnicamente, la prima vittima sarebbe l'imprenditore che s'è suicidato alla riapertura della sua fabbrica. Non che quest'episodio sia meno tragico, per carità.

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