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Milano

A Milano scatta la rivolta dei locali, un ristoratore: "Non chiuderò neanche se mi multano"

Ristoratori su tutte le furie nel capoluogo meneghino, soprattutto dopo gli assembramenti che si sono verificati domenica scorsa per la vittoria dello scudetto l'Inter. Alfredo Zini, "bar e ristoranti potrebbero riaprire tranquillamente anche al chiuso".

Cronaca
Pubblicato il 4 maggio 2021, alle ore 15:38

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A Milano scatta la rivolta dei locali, un ristoratore: "Non chiuderò neanche se mi multano"

Mentre i ristoratori e la gente comune subiscono gli effetti della crisi economica provocata dalle restrizioni per contenere il Covid-19, ben 30 mila tifosi nella giornata di domenica 2 maggio si sono riversati in piazza Duomo per festeggiare lo scudetto dell’Inter. Scene che hanno fatto male, soprattutto a chi da mesi deve fare i conti con le casse sempre più in rosso, come la categoria dei bar e ristoranti appunto. Per questo adesso a Milano i titolari delle attività ristorative sono su tutte le furie, e chiedono un intervento immediato delle autorità affinchè i loro locali possano tornare ad operare tranquillamente, anche al chiuso se fosse possibile. 

Il presidente di Fipe Confocommercio, Lino Stoppani, ha dichiarato alla stampa nazionale di aver già sentito il prefetto a cui ha presentato una serie di valutazioni “perché di fronte a un settore fermo da mesi, castigato nei provvedimenti e verso il quale vengono indirizzate considerazioni di responsabilità, quelle scene sono un’offesa. Speriamo che il 15 maggio, come ci è stato promesso, saranno rivisti i vincoli attuali” – così afferma Stoppani. 

Un ristoratore: “Io non chiudero più”

“Io non chiuderò mai più neanche se mi sanzioneranno. Siamo stanchi di vedere scene di questo tipo, dalla festa in Duomo ai parchi affollati in zona rossa. Ci sono figli e figliastri” – questo è l’amaro commento di Michele Berteramo, che intervistato dai colleghi de Il Giornale lancia un appello al Governo, affinché conceda alle attività ristorative di lavorare come in Spagna.

Lì infatti i titolari di bar e ristoranti hanno chiesto all’Esecutivo di Madrid di poter continuare a lavorare, rifiutando i ristori previsti dal Governo. Berteramo, che è anche referente dell’Epam, avvisa che semmai in Italia si dovesse prendere la decisione di richiudere tutto questa volta la categoria dei ristoratori sarà pronta a scendere in massa per le strade in modo molto più deciso di quanto fatto in precedenza.

“Pensano a transennare Brera, la Darsena, i Navigli e lasciano il liberi tutti per lo scudetto come per il rave in Darsena ampiamente annunciato. Poi è colpa del caffè al bancone o vediamo vigili dell’Annonaria a misurare la distanza tra i tavolini. C’è un accanimento nei nostri confronti” – questo è il durissimo j’accuse che Michele Berteramo lancia sulle pagine del Il Giornale. Alberto Zini, portavoce dei ristoratori che hanno già manifestato più volte in piazza, ha riferito che questa prima settimana di lavoro in zona gialla è andata persa a causa del maltempo. I fatturati sono stati davvero miseri o assenti e secondo l’uomo bar e ristoranti potrebbero aprire anche al chiuso con misure di sicurezza adeguate.

“Fa sorridere che la polizia abbia cominciato a disperdere la gente alle 22, sono rimasto sconcertato, continua ad esserci un preconcetto sul coprifuoco, come se il virus diventasse più aggressivo col calar del sole” – queste sono le parole di Roberto Cominardi, titolare di una nota discoteca milanese che si augura di riaprire al più presto, dopo ormai un anno di chiusura.

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Cosa ne pensa l’autore
Federico Sanapo

Federico Sanapo - Purtroppo i ristoratori milanesi hanno ragione. Non si può concedere a 30 mila persone di assembrarsi per ore in piazza e poi una persona non è libera di consumare un caffè al bar con qualche amico, rispettando la distanza di sicurezza. Questo è uno dei paradossi delle regole del Covid: si dice a bar e ristoranti di stare chiusi al pubblico, mentre la gente sia in zona gialla che arancione continua a riversarsi in massa in strada come se nulla fosse. I controlli ci sono, ma le nostre forze dell'ordine sono in evidente difficoltà a controllare tutta la gente.

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