Dopo la dimissione di 17 consiglieri, il Consiglio comunale di Agrigento è decaduto. Ma già qualche giorno fa altri quattro consiglieri si erano dimessi dopo la grave vicenda delle commissioni consiliari che ha fatto gridare allo scandalo: ben 1.133 commissioni consiliari solo nel 2014 che significano tre riunioni al giorno compresi i festivi compresi. Tutto al solo scopo di percepire i gettoni di presenza, con un totale vertiginoso di oltre 285mila euro. La procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta sulla vicenda per andare a fondo della questione.
Lo scorso luglio un commissario straordinario aveva preso il posto di giunta e sindaco ma lo scandalo è saltato fuori durante la trasmissione Ballarò. Infatti, in una puntata di fine gennaio si era parlato della vicenda ed erano intervenuti fuori onda anche alcuni consiglieri. Il presidente del Consiglio comunale Carmelo Settembrino ha detto: “Siamo stati messi nella impossibilità di continuare il nostro lavoro. Pertanto abbiamo deciso, tutti insieme, di fermarci a due anni dalle elezioni. Il sindaco ha abbandonato la città e il Consiglio, noi abbiamo cercato di lavorare in tutti i modi con il commissario, ma è stato un muro di gomma. Oggi continuare non avrebbe avuto più senso”.
Ha invece replicato il vicepresidente Giuseppe Di Rosa: “Abbiamo deciso di spegnere la luce, ma ne accendiamo un’altra sul Prg. Questo Consiglio non ha mai avuto le prescrizioni. E allora noi oggi accendiamo la luce che in tanti avremmo voluto vedere. L’accendiamo potentemente con i fari”.
La Guardia di finanza si era introdotta il 3 febbraio in municipio e ha sequestrato i verbali delle commissioni, ma il giorno seguente la Digos, che indaga su alcuni fatti legati al Piano regolatore, ha fatto il suo ingresso portando via fascicoli e documenti. Dalle notizie trapelate è emerso che il Consiglio comunale nell’ultima seduta e in pieno scandalo dei gettoni di presenza aveva bocciato un piano di costruzione. La magistratura sta cercando di fare luce sulla vicenda e di dare spiegazioni e chiarimenti alla popolazione che il 5 febbraio è scesa in piazza ad Agrigento per protestare contro il consiglio in quel momento riunito nonostante la vicenda fosse già esplosa e alcuni citttadini erano stati allontanati con forza dall’aula.