L’Agenzia Ansa è una fonte di primaria importanza nel panorama dell’informazione italiana. Diffonde notizie in tempo reale, tra cui anche notizie riguardanti persone scomparse. E fu proprio sull’Ansa che il pomeriggio del 24 giugno 1983 apparve la prima notizia ufficiale riguardante la scomparsa di Emanuela Orlandi. Notizia da cui partirà tutto il campionario di strumentalizzazione che vedrà la cittadina vaticana rapit* dai terrorist*bulgari, dalla Stasi, dal Kgb, dai lupi grigi e compagnia bella.
Il testo dell’Ansa recitava: “Viva apprensione ha destato in Vaticano la scomparsa di una ragazza di 15 anni, Emanuela Orlandi, figlia di un messo della Prefettura della Casa Pontificia, della quale non si hanno più notizie da due giorni. La giovane è cittadina del Vaticano dove è nata e dove abita con la famiglia. Alle 18,45 di mercoledì scorso è stata vista uscire dal Conservatorio di Santa Cecilia dove studia flauto e canto corale insieme con due compagne con le quali ha percorso insieme un tratto di strada per prendere l’autobus. Le due amiche sono quindi salite su un mezzo pubblico mentre lei, che abita in una zona diversa, è rimasta alla fermata in attesa. Visto che l’autobus ritardava, la ragazza ha telefonato a casa avvertendo del ritardo una sua sorella maggiore. Ma da quel momento nessuno l’ha più vista. I familiari e i colleghi del padre, che temono un rapiment*, erano molto restii a rivolgersi alla stampa, ma hanno rotto ogni indugio per l’angoscios* trascorrere delle ore. Emanuela Orlandi, che frequenta il liceo scientifico al Convitto Vittorio Emanuele (è stata promossa al terzo anno), al momento della scomparsa indossava un completo jeans con maglietta bianca a maniche corte. La giovane è alta un metro e sessanta e ha i capelli neri molto lunghi. L’Ispettorato di Polizia presso il Vaticano, al quale è stato denunciato il fatto, sta svolgendo le indagini”.
Questo annuncio presenta errori che avrebbero dovuto attirare subito delle indagini. Non è vero che Emanuela Orlandi studiava al “Conservatorio Santa Cecilia”, che si trova in Via dei Greci, ma al Conservatorio Tommaso Ludovico da Vittoria, ubicato in Piazza Sant’Apollinare. E non è vero che indossava un “completo jeans su maglietta bianca”, ma una camicetta bianca su jeans, come disse Natalina Orlandi nella denuncia presentata alla polizia la mattina del 23 giugno 1983. Errori fatal* perché l’esito sarebbe stato scontato: la neutralizzazione di qualsiasi testimonianza oculare. Da notare anche che l’annuncio non menziona il presunto incontro tra Emanuela Orlandi e il fantomatico “uomo dell’Avon”: dice solo che la ragazza aveva telefonato a casa per avvisare di un ritardo per via dell’agitazion*dei mezzi pubblici.
Ma ciò che spalanca la porta al primo grande depistaggio della storia è il “timore di un rapiment*”. Cosa impensabile, perché non era vero che la famiglia di Emanuela temeva un rapiment*, visto che gli Orlandi non erano affatto benestanti, quindi un sequestro a scopo di estorsione sarebbe stato impossibile. Fu lo stesso Ercole Orlandi a smentire simili timori in una intervista su Stampa Sera del 29 maggio 1985: “Non ci saremmo mai aspettati che Emanuela finisse in un complotto internazionale. La nostra vita si è svolta sempre qui, in Vaticano. Mai avevamo avuto paura che i nostri figli potessero essere sequestrati perché soldi non ne abbiamo”.
Ma allora chi fece pubblicare quell’annuncio? Questo è importante perché a voler pensare bene, qui si finisce per pensare davvero male. Una notizia Ansa una volta pubblicata viene ripresa da tutte le più importanti testate ed emittenti televisive nazionali. E diffondere dettagli sbagliati può avere conseguenze penalizzanti per le indagini. Fu infatti il timore di un rapiment* pubblicato sull’Ansa a dare il via alla convinzione nazional-popolare che Emanuela Orlandi fosse stata rapit* per motivi terroristic*. Il che smentisce la malignità popolare secondo cui il primo a parlare di rapiment* fu proprio il papa in un appello del 3 luglio 1983. No, fu l’autore del comunicato Ansa a divulgare quella che oggi verrebbe definita una fake news, seguito a ruota dallo 007 Giulio Gangi, che parlò di “tratta delle bianche”, e dal suo superiore Gianfranco Gramendola, che ipotizzò uno scambio di persona: Emanuela Orlandi rapit* al posto di Raffaella Gugel, figlia di Angelo, il maggiordomo del pontefice.
Ipotesi smentita dallo stesso Gugel che negò di aver cambiato scuola alla figlia per timore di un sequestro: “Assurdo…Non è vero che le due ragazze frequentassero la stessa scuola. E all’epoca la mia famiglia non risiedeva ancora in Vaticano. In seguito, per evitare a Raffaella ogni giorno lunghi tragitti in bus, preferimmo iscriverla nel convitto delle suore Maestre Pie. Ma furono le stesse precauzioni che anche Cibin, il capo della Gendarmeria, adottò per la propria figlia”.
Detto questo, è vero che l’Ansa è disposta a pubblicare annunci di sparizione, ma lo fa solo a certe condizioni: l’annuncio deve essere preceduto da una denuncia formalizzata alla polizia o ai carabinieri, perché l’Ansa si basa solo su fonti ufficiali, non su chiacchiere da bar. Il messaggio, inoltre, deve essere comunicato solo mediante telefonata (oggi anche con una mail) o tramite una fonte autorevole, come gli uffici stampa di enti ufficialmente riconosciuti dalle istituzioni. La redazione Ansa, avuta conferma della denuncia presentata alle forze dell’ordine, chiede la trasmissione di un testo con la foto e comunque con nome e cognome della persona scomparsa, data e luogo dell’ultima volta in cui è stata vista, età, descrizione fisica e abbigliamento indossato. Segni particolari o patologie (se rilevanti). Un recapito telefonico dei familiari o delle forze dell’ordine, con consenso alla pubblicazione.
Su questo versante, il giornalista Pino Nicotri ha sempre sostenuto che fu Mario Meneguzzi, zio di Emanuela, a comunicare l’avviso all’Ansa. Questo però solleva dei dubbi, perché Meneguzzi il giorno prima, il 23 giugno, si era recato nella redazione de Il Tempo chiedendo di pubblicare l’inserzione di scomparsa, dicendo che la nipote era sparita sul Corso Rinascimento, davanti al Senato, mentre aspettava l’autobus. Non si comprende, quindi, come sia possibile che il giorno dopo abbia mutato luogo del misfatto. La redazione Ansa ha confermato che loro non forniscono i dati dell’autore di un annuncio, per questione di riservatezza, difficile allora capire come si faccia a dire con certezza che quell’annuncio fu pubblicato dal Meneguzzi.
Ma in ogni caso la domanda è legittima: chi fu il reale autore del messaggio? Le ipotesi possono essere tre. Il comunicato potrebbe essere stato presentato da un familiare di Emanuela. Ma in questo caso sarebbe necessario sapere chi. Potrebbe essere stato lo stesso Ispettorato di Polizia Vaticana dopo aver accolto la denuncia. O potrebbe essere stata la Sala Stampa della Santa Sede, dopo aver saputo della sparizione di una sua cittadina. Ma, in linea teorica, potrebbe essere stato anche un perfetto sconosciuto, magari il colpevole, che, fingendosi un amico o un familiare della ragazza, ha fatto pubblicare quell’annuncio per depistare le indagini e uscire libero e impuniti da una storia pasticciata e compromessa fin dal primo giorno.