Ex poliziotta vive per due anni in casa con la madre deceduta: scoperta shock a Muggia

Una donna vive per anni nella stessa casa con i resti della madre, scoperta dai Carabinieri dopo una segnalazione, mentre la Procura indaga sulle cause e sul contesto della vicenda.

Ex poliziotta vive per due anni in casa con la madre deceduta: scoperta shock a Muggia

Un caso che ha profondamente colpito la comunità di Muggia, in provincia di Trieste, dove una donna di 57 anni, ex appartenente alle forze dell’ordine, avrebbe continuato a vivere per circa due anni nella stessa abitazione insieme ai resti della madre ottantaquattrenne. La scoperta è avvenuta solo dopo l’intervento dei Carabinieri in un appartamento di via dei Moreri, al termine di una segnalazione arrivata da una persona vicina alla famiglia, preoccupata per l’assenza prolungata dell’anziana.

Quando i militari sono entrati nell’abitazione, disposta su più livelli, si sono trovati davanti a una situazione complessa anche dal punto di vista igienico-sanitario. Il corpo dell’anziana è stato rinvenuto nella stanza da letto, coperto da un impermeabile e da diversi indumenti, una soluzione che avrebbe contribuito a ridurre la diffusione di odori e a mantenere nascosta la presenza della donna deceduta. Secondo le prime valutazioni medico-legali, il decesso risalirebbe a oltre due anni prima del ritrovamento. L’abitazione appariva in condizioni di forte trascuratezza, segno di una situazione personale e familiare che nel tempo potrebbe essersi progressivamente chiusa su se stessa.

La figlia, secondo quanto emerso, avrebbe continuato a vivere nell’appartamento come se nulla fosse cambiato, mantenendo una routine quotidiana apparentemente invariata. L’allarme è scattato grazie a una segnalazione esterna, arrivata da una conoscenza della famiglia che non riusciva più a contattare l’anziana da tempo. Questo elemento ha spinto le forze dell’ordine a effettuare una verifica diretta presso l’abitazione, portando alla scoperta della situazione.

La donna di 57 anni è stata accompagnata in caserma e successivamente denunciata con l’ipotesi di occultamento di cadavere. La sua posizione è ora al vaglio della Procura di Procura di Trieste, che ha aperto un fascicolo per chiarire nel dettaglio quanto accaduto e ricostruire la sequenza degli eventi. Gli inquirenti stanno cercando di comprendere cosa possa aver determinato una gestione così estrema della situazione familiare.

Tra le ipotesi al vaglio emergono condizioni di forte isolamento, possibili difficoltà psicologiche e un progressivo distacco dal contesto esterno. In passato, secondo quanto riferito, i servizi territoriali di salute mentale avrebbero già tentato di entrare in contatto con la donna, senza però ottenere risultati concreti. Sul corpo dell’anziana verranno eseguiti accertamenti medico-legali approfonditi, tra cui l’autopsia e analisi tossicologiche, con l’obiettivo di stabilire con precisione le cause del decesso e confermare la data esatta della morte. Questi elementi saranno fondamentali per ricostruire la dinamica complessiva della vicenda e per definire eventuali responsabilità. Il caso ha suscitato forte impressione nella comunità locale, sia per le circostanze del ritrovamento sia per la lunga durata della situazione non rilevata. Una vicenda che apre interrogativi profondi sul tema dell’isolamento domestico e sulla capacità di intercettare situazioni di fragilità prima che possano degenerare in condizioni estreme.

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