Emanuela Orlandi, la ragazza sparita a Roma il 22 giugno 1983, potrebbe essere uscita dal Conservatorio Tommaso Ludovico da Vittoria alle 18 e non alle 18,45, come recita la versione ufficiale. Un’ipotesi, questa, che si ricava dalla testimonianza in Commissione Bicamerale di Sabrina Calitti, allieva di canto corale e pianoforte.
Calitti ha sostenuto che Emanuela entrò con lei alle cinque del pomeriggio, dicendo all’amica di avviarsi perché doveva fare una telefonata a casa. Emanuela, dopo la chiamata, si associò alla compagna nell’aula sostenendo che doveva andare via prima perché aveva un appuntamento. Ciò che non torna è che Sabrina Calitti studiava pianoforte e canto corale, mentre Emanuela imparava flauto traverso e canto corale. La prima lezione si teneva dalle 17 alle 18, mentre la seconda dalle 18 alle 19. Non si comprende, quindi, come poteva Emanuela associarsi alla Calitti se nella prima ora studiava flauto e non pianoforte. E, quindi, non si comprende nemmeno dove abbia trovato il tempo e il modo di dirle che doveva andare via prima dell’orario di uscita.
Stando alle cose, è molto più probabile che Emanuela Orlandi, dopo la lezione di flauto tenuta con il maestro Loriano Berti, cosa confermata dallo stesso insegnante, abbia saltato la lezione di canto corale e sia uscita da scuola alle 18. Una supposizione accreditata anche dal suo maestro di canto, Valentino Miserachs, il quale ha dichiarato in audizione bicamerale di non aver proprio visto Emanuela quella sera, negando perfino che la ragazza gli avesse chiesto il permesso di uscire prima. D’altronde, che la Orlandi sia uscita un’ora prima del solito, è avvalorato da un ragionamento logico: non ha senso chiedere di andare via anticipatamente per via di un appuntamento e poi varcare il portone della scuola alla stessa ora delle altre allieve alle 18,45. Non ha senso avere fretta per via di un impegno urgente e poi farsi trovare immobile alla fermata dell’autobus alle 19,20, come riferito dalle amiche.
La testimonianza di Sabrina Calitti disegnerebbe una dinamica diversa da quella finora tracciata per spiegare la scomparsa della cittadina vaticana. Emanuela Orlandi, dopo essere entrata a scuola alle cinque, ha chiamato casa per dire che sarebbe rincasata più tardi, inventandosi la scusa dello sciopero dei mezzi pubblici e nascondendo l’oggetto dell’appuntamento. E infatti Federica Orlandi, in due interrogatori tenuti davanti ai carabinieri, fornì due versioni differenti. Nella prima disse che la sorella aveva telefonato alle 19; nella seconda parlò delle 17. Ciò potrebbe dimostrare che Emanuela Orlandi, finita la lezione di flauto traverso con il maestro Berti, è uscita dalla scuola, saltando la lezione di canto corale con Miserachs, ed è entrata nella macchina di qualcuno che la stava aspettando già fuori dalla scuola, magari lo stesso che, secondo Daniela Gentile, la prelevò due volte con una Berlina.
Del resto, lo stesso vigile urbano Alfredo Sambuco disse di aver visto una ragazza corrispondente a Emanuela Orlandi a colloquio con un uomo nei pressi del Senato. Ma anche lui riferì due orari diversi: una alle 17 circa e l’altra alle 19 circa. E’ molto probabile, invece, che erano le 18. L’ora in cui disse di aver visto questa ragazza “entrare molto tranquillamente in una macchina”. Il che dimostra che il guidatore doveva avere un viso familiare. Niente uomo dell’Avon con la sua offerta di lavoro strapagato, quindi. E niente Bmw dai mille colori, dal nero all’arancio. Ma una dinamica dei fatti molto più semplice. Dinamica pasticciata dalle compagne di Conservatorio che hanno fornito versioni diverse e che sono costate un’iscrizione nel registro degli indagati anche a Laura Casagrande, accusate di falsa testimonianza.
Ma perché queste amiche avrebbero potenzialmente mentito o comunque fornito dei racconti smemorati? Forse su indicazione di suor Dolores? Non lo sappiamo. Ma una cosa è certa: una scuola che fa uscire in anticipo una minorenne, senza chiedere l’autorizzazione dei genitori, rischia una condanna penale se la ragazza poi sparisce nel nulla. Suor Dolores era ben voluta dal Vaticano. Era amica del cardinale Ugo Poletti e dell’onorevole e futuro presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Una condanna penale sarebbe stata scandalosa e vergognosa anche per la Santa Sede. Era forse questa la famosa “crepa che sarebbe stata difficile da chiudere per il Vaticano”, come disse l’avvocato Gennaro Egidio a un giornalista che lo intervistò?