Madre e bambino trovati senza vita in un bacino artificiale nel Rodigino: comunità sotto shock, indagini in corso

Il ritrovamento della donna e del bambino nel laghetto artificiale del Rodigino resta avvolto nel mistero, con le indagini impegnate a chiarire una vicenda ancora senza risposte definitive.

Madre e bambino trovati senza vita in un bacino artificiale nel Rodigino: comunità sotto shock, indagini in corso

Un ritrovamento che ha profondamente colpito il territorio del Polesine e acceso numerosi interrogativi. Nel primo pomeriggio di sabato 28 marzo, tra i comuni di Canda e Castelguglielmo, in provincia di Rovigo, una donna e un bambino di meno di un anno sono stati recuperati senza vita dalle acque di un bacino artificiale situato in via Perarolo.

Le prime informazioni raccolte sul posto indicano che si tratterebbe di madre e figlio, anche se le autorità mantengono il massimo riserbo sull’identità. A segnalare la presenza dei corpi è stato un passante, che ha notato qualcosa di anomalo nello specchio d’acqua e ha immediatamente allertato i soccorsi. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco del comando provinciale, affiancati dai sommozzatori e da un elicottero giunto dal reparto volo di Bologna. Le operazioni di recupero si sono svolte con grande rapidità, ma ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile: il personale sanitario non ha potuto far altro che constatare la perdita della vita di entrambi.

L’area in cui è avvenuto il ritrovamento è un bacino di laminazione, utilizzato per la gestione delle acque e situato nei pressi di una zona industriale, a breve distanza dalla strada statale che collega Rovigo a Verona. Si tratta di uno specchio d’acqua non particolarmente profondo, circa due metri, ma sufficiente a rappresentare un rischio, soprattutto in condizioni particolari o in presenza di circostanze ancora da chiarire. Gli operatori hanno lavorato per diverse ore anche per escludere la presenza di altre persone nell’area, effettuando controlli approfonditi e mettendo in sicurezza la zona.

Accanto ai soccorritori, sono intervenuti anche i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire quanto accaduto e comprendere la dinamica dei fatti. Al momento, le informazioni disponibili sono ancora frammentarie. Le prime indicazioni parlano di una donna di età compresa tra i 30 e i 40 anni e di un bambino molto piccolo, probabilmente di meno di dodici mesi. Si ipotizza che possano essere di origine straniera, ma anche su questo aspetto non ci sono conferme ufficiali. Un elemento che ha attirato l’attenzione degli investigatori è la presenza di un passeggino nei pressi del bacino, dettaglio che potrebbe rivelarsi utile per chiarire la sequenza degli eventi.

Restano aperte diverse ipotesi. Gli inquirenti stanno valutando tutte le possibili ricostruzioni, senza escludere alcuna pista. Si tratta di un lavoro complesso, che richiederà tempo e approfondimenti, anche attraverso eventuali esami tecnici e testimonianze. Nel frattempo, la comunità locale si è stretta in un clima di silenzio e rispetto. Episodi di questo tipo lasciano inevitabilmente un segno profondo, soprattutto quando coinvolgono persone così giovani. L’attenzione resta ora concentrata sull’attività degli investigatori, chiamati a fare chiarezza su una vicenda ancora avvolta da molti interrogativi, con l’obiettivo di restituire una ricostruzione il più possibile precisa e completa di quanto accaduto.

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