Il giornalista Pino Nicotri, intervistato da un canale social, ha detto che sta preparando una relazione sul caso di Emanuela Orlandi da consegnare alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta. Commissione che lo ha già ascoltato due volte e in cui ha sostenuto che quello di Emanuela Orlandi non è un complotto, ma un caso di violenz* commesso da qualcuno del giro delle conoscenze della ragazza. “Potrebbe essere stato uno zio, un cugino, un amico di famiglia”, queste le sue parole.
Stando a quanto riferito dal giornalista esperto del caso Orlandi, la relazione riporta confidenze che gli furono fatte dalla pm Margherita Gerunda, dallo 007 Giulio Gangi e da una terza persona di cui per adesso ha omesso di citare il nome. Nicotri che da anni segue la pista “familiare”, facendo notare per primo la somiglianza tra il volto di Mario Meneguzzi e l’identikit dell’uomo visto a colloquio con Emanuela Orlandi la sera della scomparsa avvenuta a Roma il 22 giugno 1983, si è espresso negativamente sulla possibilità che si giungerà a una soluzione del giallo della cittadina vaticana.
Un pessimismo dettato dalla consapevolezza che i media mainstream da anni stanno romanzando un caso di cronaca nera, come ce ne sono tanti in Italia, approfittando della morbosità degli italiani per gli intrighi e i complotti, soprattutto quando questi hanno come protagonista il Vaticano. Come dimostrano le tante ipotesi, una più suggestiva dell’altra, che hanno portato le indagini su binari mort* ma che continuano a tenere banco su stampa e televisione per questioni di profitto editoriale e per strumentalizzazioni anche politiche, in particolari da parte di forze anticlericali.
Nicotri non è l’unico a pensarla così. Anche la criminolog* ed esperta di case cold Ursula Franco ne è convinta: “Emanuela Orlandi non era un personaggio di rilievo ma una ragazza comune che dormiva dentro le mura vaticane e che è stata uccis* nella città di Roma da un predatore violento. Non è la tanto declamata omertà degli ambienti vaticani ad aver impedito la soluzione del caso Orlandi ma il ginepraio di dietrologie in cui si sono cacciati gli inquirenti. La famiglia Orlandi è vittim* da anni di un circo mediatico che non condurrà da nessuna parte, se la dovrebbe prendere con gli inquirenti che indagarono sulla scomparsa della povera Emanuela e con chi si è approfittato del loro dolor*, non con il Vaticano, che non conosce la verità”.
Il desiderio morboso degli italiani di infangare papi e cardinali per questioni di ostilit* è l’ostacolo principale che, secondo Nicotri, condurrà nuovamente le indagini giudiziarie a sbatter* contro un muro di gomma. A meno che, secondo Nicotri, non si deciderà di usare le maniere forti, intendendo dire, con questo, di convocare di nuovo e sottoporre a un interrogatorio serio e stringente la famiglia Orlandi e Meneguzzi per cercare di illuminare quelle zone d’ombra che non sono mai state chiarite. Cercare di capire, per esempio, dove fosse davvero Mario Meneguzzi il giorno della scomparsa di Emanuela Orlandi, visto che il suo alibi non è stato mai davvero verificato e ci sono state incongruenze nelle testimonianze dei familiari.
Certo la decisione spetta alla Procura di Roma. Una Procura che ultimamente sembra però essere entrata in una situazione di stallo per la difficoltà di trovare elementi utili alle indagini dopo anni passati a correre dietro alle ombre, battendo strade sbagliate, come il rapiment* per motivi politici o criminal*. Un rapiment* smentito da più fonti investigative ma che continua a produrre e riprodurre versioni ai limiti della noia e del disgusto. Da notare, che Nicotri, intervistato anche dal programma televisivo Lo Stato delle Cose, ha fatto notare come Mario Meneguzzi, finito il lavoro alla Camera, passava tutti i giorni per la stessa strada percorsa da Emanuela quando usciva dalla scuola di musica situata vicino Corso Rinascimento, dove la giovane scomparve.
A differenza di ipotesi mediatiche buone solo per protrarre il circo mediatico, la conclusione di Nicotri sarebbe la più logica e plausibile. “Io so dove andrei a cercare”, ha chiosato il giornalista. Intendendo dire che forse cercherebbe il corpo di Emanuela a Torano, e più precisamente nella Casa dello Chalet, la casa di vacanza di Mario Meneguzzi. Un’idea per nulla strampalata se si prende in esame la storia di Mario Squillaro, lo zio acquisito che assassinò la nipote Stefania Brini, nascondendo il suo cadaver* sotto il pavimento di casa sua a Roma. Un caso di cronaca nera avvenuto nel 1984 e che fu risolto solo perché l’uomo simulò un rapiment* da parte dei turchi con tanto di richiesta di riscatto. Beccato alla polizia con i soldi in mano, allertati dai familiari di Stefania, l’uomo confessò un delitto che rischiava di rimanere irrisolto.
Per avvalorare la convinzione che il colpevole della scomparsa di Emanuela Orlandi sia un conoscente e non un fantomatico rapitore, Nicotri ha concluso in modo laconico: “Quando ci sono casi di violenz* finiti male. Soprattutto quando vittim* e colpevole si conoscono, ci sono due motivi per cui si sopprim* un cadaver*. Il primo, naturalmente, è perché si vuole evitare di finire in galera. Mentre il secondo è la vergogna per aver tradito la fiducia di qualcuno. In questo caso la fiducia della famiglia di Emanuela Orlandi. Per cui si nasconde il corpo”.