Caso Orlandi, la Commissione Bicamerale d’Inchiesta compie due anni. Con quali risultati?

Era marzo 2024 quando veniva costituita la Commissione Parlamentare per indagare sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Ma i risultati finora sembrano essere scarsi.

Caso Orlandi, la Commissione Bicamerale d’Inchiesta compie due anni. Con quali risultati?

La Commissione Parlamentare d’Inchiesta messa in piedi per indagare sul giallo di Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma nel 1983, ha compiuto due anni esatti dalla sua istituzione e i risultati finora raggiunti sembrano essere pari allo zero. Certo, le indagini sono secretate, ma il fatto che il presidente della Commissione, Andrea De Priamo, abbia chiesto al prefetto di Roma di essere informato sugli scavi della casa del Jazz, è la prova che finora non si è riusciti a inquadrare una pista solida. 

Si procede per tentativi e a forza di procedere per tentativi sono passati buoni buoni due anni di indagini a vuoto. Le persone audite sono state tante e altre ancora dovranno essere ascoltate. Anche se la maggior parte dei protagonisti di quella vicenda sono ormai deceduti da tempo. E questo rende ancora più complesso il lavoro di una Commissione che sta brancolando nel buio, convinta che si giungerà a verità quantomeno storica, visto che quella giudiziaria è impossibile, dopo anni trascorsi a rincorrere saghe romanzate, intrighi internazionali e complotti vaticani. 

Le audizioni finora sono state segnate dalla confusione più totale. Sono stati convocati e interrogati personaggi che in un modo o nell’altro hanno avuto a che fare con Emanuela Orlandi, tra magistrati, investigatori, giornalisti, ricercatori storici, docenti universitari, amici e parenti della giovane cittadina vaticana. Soggetti più o meno credibili che hanno fornito versioni che andavano in tutte le direzioni, come un’auto che sbanda a destra e a sinistra prima di schiantarsi contro un muro. 

Audizioni caratterizzate da un assortimento giustificato di “non so”, “non ricordo”, “non c’ero, se c’ero non ho visto e se ho visto non ricordo”. A farne le spese finora sono state due meteore sconosciute: Laura Casagrande, indagata per presunte false informazioni fornite agli inquirenti, e un blogger che avrebbe nascosto ai pm capitolini informazioni cruciali su Emanuela Orlandi. Dettagli giunti da una presunta testimone oculare che però, dopo un anno, non è stata ancora individuata e che secondo fonti investigative potrebbe presto finire negli scaffali dei filoni archiviati. 

Resta il fatto che mentre la Procura di Roma sta scandagliando la pista “familiare”, riesumando atti ingialliti e impolverati, con al centro la figura di Mario Meneguzzi, zio di Emanuela, e il contesto lavorativo che frequentava, i commissari parlamentari non hanno intrapreso nessuna direzione precisa. Tanto che il vicepresidente Roberto Morassut, con tono tranquillo come se fosse reduce da uno rilassante show, ha detto che tutte le ipotesi sono ancora in piedi. Il che vuol dire essere fermi al palo in una storia costellate da tante di quelle supposizioni da riempirci interi testi di storia. 

D’altronde non è facile per nessuno destreggiarsi tra quanti sulla pelle di questa povera ragazza hanno diffuso notizie prive di riscontro, tendenziose o perfino false. Nel corso degli anni Emanuela è stata merce di scambio per liberare Ali Agca o per costringere il Vaticano a risarcire la malavita organizzata; sacrificata in un festino di preti pedofili o tenuta nascosta a Londra. Per tacere altre ipotesi che non fanno onore a chi le ha divulgate facendo perdere tempo ai magistrati e denaro ai contribuenti. 

In ogni caso, per quanto la suggestione abbia preso piede anche a Palazzo Macuto, la predazione sessual* sembra essere ormai lo scenario più convincente: Emanuela Orlandi potrebbe essere finita vittim* di un delitto sessual*. Una convinzione sostenuta anche dalla criminolog* Ursula Franco, secondo cui Emanuela fu uccis* da un predatore violento per le vie di Roma e non per i dedali del Vaticano. E che il campionario di dietrologie in cui si sono cacciati inquirenti e giornalisti sono stati il vero motivo della mancata soluzione di un mistero che, come ha riferito Andrea De Priamo, è conosciuto molto probabilmente solo da un’amica di Emanuela Orlandi. 

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