Rider sfruttati, controllo giudiziario per Foodinho-Glovo: paghe sotto soglia e penalizzazioni algoritmiche

La procura di Milano ha avviato un controllo giudiziario su Foodinho-Glovo per caporalato, a seguito di paghe sotto la soglia di povertà e penalizzazioni algoritmiche per migliaia di rider in tutta Italia.

Rider sfruttati, controllo giudiziario per Foodinho-Glovo: paghe sotto soglia e penalizzazioni algoritmiche

La procura di Milano ha disposto un controllo giudiziario urgente per caporalato nei confronti di Foodinho, la società di delivery del gruppo Glovo, nominando l’amministratore giudiziario Andrea Adriano Romanò. L’inchiesta nasce dalle evidenze raccolte dai Carabinieri per la Tutela del Lavoro, che hanno segnalato condizioni retributive ben al di sotto della soglia di povertà per circa 40 mila rider in tutta Italia, con pagamenti medi per consegna tra 2,50 e 3,70 euro.

Il provvedimento d’urgenza mira a garantire il rispetto delle norme sul lavoro e a prevenire ulteriori violazioni, regolamentando le modalità operative della piattaforma e tutelando i lavoratori. Secondo l’accusa, la gestione dei rider da parte della società rappresenta una forma di “etero-organizzazione algoritmica della prestazione lavorativa”, ossia un modello in cui la piattaforma controlla costantemente geolocalizzazione, disponibilità e performance, collegando questi parametri direttamente alla retribuzione.

Nonostante i lavoratori siano formalmente autonomi con partita Iva, la sostanza della loro attività risulta equivalente a quella di dipendenti, senza però benefici e tutele tipiche di un rapporto subordinato. Le analisi della procura hanno evidenziato che circa il 75% dei ciclofattorini percepisce meno della soglia di povertà, con una differenza media annua di circa 5.000 euro lordi rispetto alle necessità minime, mentre l’87,5% risulta sottopagato rispetto ai Contratti Collettivi Nazionali, con punte fino a 12.000 euro annui di differenza.

Le testimonianze raccolte dai rider descrivono condizioni di lavoro particolarmente gravose. Molti hanno raccontato di turni di 12 ore al giorno per guadagni mensili tra 800 e 900 euro, in particolare nelle zone centrali di Milano come il Duomo o la stazione Centrale. La geolocalizzazione costante e le penalizzazioni per eventuali ritardi nelle consegne costituiscono un ulteriore elemento di pressione, mentre la necessità economica spinge molti lavoratori, spesso stranieri, ad accettare condizioni sfavorevoli pur di mantenere un reddito.

Il provvedimento milanese si inserisce in un contesto di indagini sul cosiddetto “caporalato digitale”, fenomeno già emerso negli ultimi anni: tra il 2021 e il 2025, controlli e inchieste in diverse città italiane hanno evidenziato forme di intermediazione illecita di manodopera, spesso tramite la cessione non autorizzata di account, con trattenute percentuali sul guadagno dei rider da parte dei caporali. Già in passato sono stati emessi decreti d’urgenza per regolarizzare le condizioni di lavoro e riconoscere alcune garanzie tipiche del lavoro dipendente a lavoratori formalmente autonomi.

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