Antonino Zichichi, nato a Trapani nel 1929, si è spento all’età di 96 anni, lasciando un’eredità importante nel mondo della fisica e della divulgazione scientifica. Considerato uno dei protagonisti della fisica italiana del XX secolo, Zichichi è stato l’ideatore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, inaugurati nel 1982 e oggi uno dei centri di ricerca più importanti al mondo per lo studio delle particelle e dei fenomeni cosmici. La sua carriera si è sviluppata tra Italia e laboratori internazionali: ha lavorato al Fermilab di Chicago e al Cern di Ginevra, guidando importanti esperimenti sulle collisioni di materia e antimateria.
In Italia, ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982 e della Società Europea di Fisica nel 1978. Il suo contributo alla Scuola di fisica Ettore Majorana di Erice ha portato nel corso dei decenni premi Nobel e tra i più importanti fisici internazionali, consolidando la Sicilia come punto di riferimento per la ricerca scientifica. Zichichi era noto non solo per le competenze scientifiche, ma anche per le sue convinzioni personali. Credeva fermamente che fede e scienza non fossero in contrasto, mantenendo relazioni di stima con figure come Giovanni Paolo II e contribuendo a iniziative di riabilitazione culturale, come il riconoscimento di Galileo Galilei.
Allo stesso tempo, le sue posizioni scettiche sul cambiamento climatico e sull’evoluzionismo lo avevano messo in contrasto con parte della comunità scientifica, pur senza intaccare la stima verso la sua esperienza. Oltre alla carriera scientifica, Zichichi ha avuto un’esperienza politica breve ma significativa come assessore ai beni culturali della Regione Sicilia tra il 2012 e il 2013, conclusasi per divergenze di vedute con il presidente Crocetta. In quell’occasione aveva ribadito la sua visione favorevole al nucleare civile e l’importanza della ricerca scientifica, sottolineando la necessità di progettualità e infrastrutture per lo sviluppo scientifico del territorio.
I colleghi lo ricordano come un manager della scienza, capace di comprendere l’importanza delle strutture di ricerca e di sostenere con convinzione il dialogo tra scienza, cultura e società. La sua eredità si misura anche nella capacità di attrarre talenti e costruire reti di collaborazione a livello internazionale, lasciando un segno indelebile nel panorama scientifico italiano e mondiale. Le reazioni politiche alla sua scomparsa provengono soprattutto dai rappresentanti di destra, che hanno ricordato il suo impegno a favore della ricerca, della divulgazione scientifica e della fede. I ministri e i presidenti regionali hanno sottolineato la combinazione di rigore scientifico e valori personali che hanno reso Zichichi una figura di riferimento, capace di ispirare generazioni di studiosi e cittadini.