Napoli si trova ancora una volta al centro di un’evoluzione inattesa del mondo dei pagamenti digitali, dove la comodità della tecnologia contactless mostra anche il suo lato più problematico. Nelle ultime settimane, soprattutto nelle aree più affollate del centro cittadino, sono aumentate le segnalazioni di cittadini che hanno riscontrato addebiti improvvisi da 50 euro sul proprio conto corrente, senza essersi accorti di nulla e senza aver compiuto alcuna operazione consapevole. Nessuna distrazione evidente, nessun contatto percepito, solo una notifica sullo smartphone che certifica un pagamento avvenuto tramite Pos.
Il meccanismo, tanto semplice quanto insidioso, sfrutta le potenzialità dei sistemi contactless. Carte di debito, carte di credito e bancomat custoditi nelle tasche o nei portafogli comunicano tramite chip NFC, progettati per rendere i pagamenti rapidi e immediati. In contesti affollati come autobus, metropolitane o strade ad alta densità turistica, può bastare una breve vicinanza a un lettore portatile per generare un’operazione valida, entro il limite massimo che non richiede l’inserimento del PIN.
Una soglia che, singolarmente, può sembrare contenuta, ma che ripetuta più volte nell’arco di una giornata può trasformarsi in una somma rilevante. Le testimonianze raccolte raccontano tutte la stessa sensazione: stupore, incredulità e una frustrazione difficile da spiegare. L’assenza di un gesto fisico evidente rende questo tipo di sottrazione di denaro particolarmente subdola.
Non ci sono segnali immediati, non c’è la percezione di essere stati presi di mira. Ed è proprio questa invisibilità a rendere il fenomeno più diffuso di quanto emerga dalle denunce ufficiali, perché molti preferiscono non segnalare un addebito ritenuto “limitato”, pur provando un forte disappunto. Le forze dell’ordine parlano di un’attenzione crescente, soprattutto nelle zone comprese tra via Toledo, corso Umberto I, piazza Trieste e Trento, via Chiaia e via Scarlatti. Si tratta di aree dove il flusso di persone è continuo e dove l’uso dei pagamenti digitali è ormai una consuetudine.
Gli investigatori sottolineano come la tecnologia in sé non sia difettosa, ma richieda una maggiore consapevolezza da parte degli utenti. I sistemi di pagamento tramite smartphone, ad esempio, risultano più protetti perché necessitano di un’azione volontaria, come il riconoscimento biometrico o l’inserimento di un codice. Diverso il discorso per le carte fisiche, che restano sempre “attive” se non schermate. Per questo motivo viene consigliato l’uso di portafogli con protezione RFID, capaci di isolare i chip e impedire comunicazioni indesiderate. Un accorgimento semplice, ma spesso sottovalutato, che può fare la differenza nella vita quotidiana di chi utilizza abitualmente il contactless. Le indagini seguono percorsi complessi e prevalentemente digitali, tracciando i flussi di denaro verso carte prepagate e dispositivi mobili collegati a Pos portatili. Un lavoro silenzioso, fatto di controlli incrociati e analisi tecniche, che conferma come le grandi città turistiche siano oggi un laboratorio naturale per nuove forme di sottrazione economica basate sulla tecnologia.