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Facebook: rischio di sanzioni dal garante italiano della privacy, maggior trasparenza nelle inserzioni pubblicitarie

Facebook, dopo le note vicende tedesche, ha cominciato ad avere problemi anche col garante italiano della privacy ma, nel contempo, ha intrapreso delle iniziative volte a incrementare la trasparenza nella gestione delle pubblicità destinate agli utenti.

Internet e Social
Pubblicato il 8 febbraio 2019, alle ore 10:14

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Facebook: rischio di sanzioni dal garante italiano della privacy, maggior trasparenza nelle inserzioni pubblicitarie

 Come spesso accade da qualche tempo a questa parte, Facebook continua ad avere problemi con le istituzioni europee: dopo le grane con l’antitrust tedesco, è la volta del garante italiano per la privacy far sentire la propria voce. Nel contempo, il social ha incrementato, per una maggior trasparenza, le informazioni contenute nella sezione “Perché visualizzo questa inserzione“.

Da qualche tempo, Facebook ha inserito, attraverso l’icona dei tre puntini in alto a destra quando si visualizzano le inserzioni pubblicitarie nel NewsFeed, il menu contestuale “Perché visualizzo questa inserzione“, che permette di conoscere il nome dell’inserzionista, ovvero di colui che ha pagato per la pubblicità che visualizziamo, ed offre una panoramica in cui sono elencati i nostri interessi personali registrati, i nomi degli inserzionisti che hanno dati su di noi, e le impostazioni che si possono modificare a proposito delle summenzionate inserzioni.

Proprio questa sezione, secondo quanto riporta il “Facebook Advertiser Hub“, sarà ampliata a partire da fine (28) Febbraio e, da quel momento, includerà anche il nome del partner dell’inserzionista, ovvero di colui che ha fornito i nostri dati, permettendo – in tal modo – di modificare il proprio comportamento online o, anche solo semplicemente, di capire come sia venuto in possesso dei nostri dati (es. installando un’app o usando un dato servizio, si è confermato all’inserzionista di appartenere ad una fascia d’età o di risiedere in una particolare zona di suo interesse).

Inoltre, da quanto riportato nell’Advertiser Hub di Facebook, e sempre in tema pubblicitario (seppur dall’altra parte della “barricata”), i termini della funzione “Pubblico personalizzato di Facebook“, che permette di targhettizzare il pubblico che già è entrato in contatto con la propria azienda, risultano essere rimasti invariati

Intanto, sempre restando nell’ambito del trattamento dei dati personali, il Garante per la privacy italiano ha comunicato di aver inviato all’Autorità per la privacy dell’Irlanda (ove ha sede Facebook Europa), per le adeguate valutazioni, l’esito della sua istruttoria tenuta in seguito alle elezioni del 4 Marzo del 2018. In quell’occasione, il social offrì (dietro inserimento del proprio CAP e indirizzo) lo strumento “Candidati“, per tenere gli elettori informati sulle iniziative elettorali dei loro candidati distrettuali e, il giorno delle elezioni, chiese agli utenti se si fossero o meno recati alle urne (per sollecitarli, eventualmente, al proprio dovere civico), conservando i dati in questione – per 3 mesi – in un file log da utilizzare per trarne “matrici aggregate“.

Ebbene, il garante ha decretato che tali modalità di raccolta dati, in quanto non palesate nei piuttosto generici accordi che si sottoscrivono quando ci si iscrive alla piattaforma, non sono leciti e, quindi, ha diffidato Menlo Park dal trattare in qualsiasi modo le informazioni in siffatto modo raccolte, riservandosi – per il futuro – di assumere dei provvedimenti amministrativi (multe) per le eventuali irregolarità riscontrate. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Facebook fa certamente bene a procedere sulla strada della trasparenza pubblicitaria: il problema è che lo fa molto lentamente, e che non pone preventive barriere alla raccolta indiscriminata dei nostri dati. Troppo facile, tentare di intervenire (poco) ex post, quando i buoi sono già scappati dalla stalla... Non stupisce, quindi, che il garante italiano per la privacy stia facendo le pulci a praticamente ogni piccola o grande iniziativa o funzione varata dal social negli ultimi mesi, onde ravvisare eventuali irregolarità nella raccolta dei dati personali.

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