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Facebook: richiesta d’aiuto legislativo, più trasparenza nel NewsFeed, class action Altroconsumo, post spariti del CEO

Facebook ha rivolto un appello ai governi perché aiutino i giganti hi-tech fornendo norme quadro in settori cruciali e, in più, ha incrementato la trasparenza nel NewsFeed che, però, ha visto la sparizione di molti preziosi post di Zuckerberg.

Internet e Social
Pubblicato il 1 aprile 2019, alle ore 11:17

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Facebook: richiesta d’aiuto legislativo, più trasparenza nel NewsFeed, class action Altroconsumo, post spariti del CEO

Facebook, memore dei problemi incontrati negli ultimi anni, ha chiesto aiuto ai governi, con un’accorata lettera aperta del suo CEO, il cui team – tra l’altro – si è premurato di spiegare, a vantaggio di una maggior trasparenza, i criteri di funzionamento del NewsFeed. Nel frattempo, però, Altroconsumo ha promosso una class action contro il gigante di Menlo Park, ed emerge il curioso affaire dei post di Zuckerberg “scomparsi” dal social.

Di recente, il 34enne co-cofondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ha pubblicato un appello sul Washington Post, nel quale ammette di essersi dovuto occupare, dal 2016, di problemi che, con il tempo, sono diventati incontrollabili. se caricati sulle spalle delle sole aziende hi-tech. Pertanto, è necessario, secondo quanto asserito, un ruolo più attivo da parte dei governi, che dovrebbero intervenire in aree quali la privacy degli utenti, la libertà d’espressione degli stessi o quella d’inventare cose nuove degli imprenditori, l’integrità del processo elettorale, i contenuti dannosi (come lo streaming della strage in nuova Zelanda), la portabilità dei dati, stilando delle norme quadro che regolamentino ciò che è possibile o non possibile fare, magari sull’esempio di quanto fatto dalle istituzioni europee col recente GDPR (General Data Protection Regulation).

Tenendo conto di alcune ricerche in base alle quali emergeva un non soddisfacente tasso di trasparenza in merito alla gestione del NewsFeed, Facebook ha pubblicato un post col quale spiega che presto farà maggiore chiarezza sull’ordinamento del NewsFeed. Come fatto per gli annunci, con il tasto “perché sto vedendo questo annuncio”, così anche per i post (delle persone e delle pagine) verrà previsto, accessibile dai 3 puntini in alto a destra, un tasto “perché vedo questo post”: all’interno di quest’ultimo, sarà possibile vedere da dove arriva un dato contenuto (se da un gruppo, pagina, o amico seguito), e visionare i criteri che più impattano sull’ordinamento del NewsFeed, tra cui la popolarità dei post condivisi da chi si segue (persone, gruppi, pagine), la frequenza d’interazione con i generi (link, foto, video) di post, o la frequenza con la quale ci si rapporta ai contenuti di pagine, gruppi, o persone. 

All’interno di questo tasto, risulteranno accessibili anche le scorciatoie per la privacy, e le opzioni per non seguire più una fonte, o decidere di chi visualizzare prima i contenuti. Inoltre, lo strumento dedicato alla trasparenza degli annunci, varato nel lontano 2014, sarà aggiornato e, d’ora innanzi, fornirà ulteriori dettagli per spiegare l’eventuale comparsa di uno spot nel proprio NewsFeed (es. se in seguito alla collaborazione dell’azienda con una società di marketing esperta nel posizionamento degli annunci, o per il caricamento online – da parte dell’azienda – dei propri elenchi di contatti comprensivi di mail e numeri di telefono). 

Intanto, però, nulla di tutto ciò ha frenato l’associazione no-profit Altroconsumo dal promuovere una class action contro Facebook, accusata di aver violato diversi articoli (20, 21, 22, 24, 25) del Codice del Consumo, considerate le pratiche scorrette messe in atto con l’uso non autorizzato dei dati personali per finalità commerciali non dichiarate palesemente (quanto meno non in modo che l’utente avesse modo di fornire un’esplicita autorizzazione all’uso degli stessi). Quanto chiede Altroconsumo a mo’ di risarcimento si sostanzia in 200 euro per ogni utente italiano iscritto al social, con cifre che salgono a seconda dell’anzianità d’adesione. 

In più, come se non bastasse, un nuovo scandalo è emerso in seguito ad un articolo di Business Insider: la testata in questione, in particolar modo, ha reso noto che, curiosamente, risultano essere spariti diversi post del fondatore del social, Zuckerberg, tra cui uno del 2012 in cui il giovane manager spiegava di voler assicurare un futuro indipendente all’appena acquisita Instagram (idea sulla quale ha eseguito una notevole retromarcia, di recente), con un vero proprio vuoto contenutistico tra il 2007 ed il 2008. L’azienda, a tal proposito, ha prontamente spiegato la questione giustificando il tutto con un bug che ha portato all’erronea cancellazione di diversi post del passato, per ripristinare i quali sarebbe stato necessario un lavoro troppo impegnativo (motivo per il quale il recupero dei contenuti non è stato eseguito). 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Che dire: ero abituato a sentire i bambini giustificarsi a scuola con la scusa del cane che aveva mangiato i compiti. Ora lo stesso viene asserito, con formule più auliche, dai top manager dell'hi-tech (più o meno, qualcosa del genere l'ha fatto anche MySpace, quanto ha perso circa 12 anni di canzoni - pressappoco 53 milioni di tracce musicali - caricate online). Imbarazzante! Ben venga, piuttosto, il tasto per una maggior trasparenza nel NewsFeed, anche se le possibilità di intervenire sono ancora poche, quanto ad opzioni previste: per il resto, l'appello fatto da Zuckerberg ai governi sembra un'operazione di puro marketing che, oltretutto, lo sgrava da diverse responsabilità.

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