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Facebook: problemi di discriminazione e di privacy, ma anche test applicativi

Facebook, di nuovo nell'occhio del ciclone in vista delle elezioni americane di medio termine, è stata coinvolta anche in un presunto caso di discriminazione, e in un nuovo scandalo sulla privacy: intanto, si parla anche del test verso un'utile feature in-app.

Internet e Social
Pubblicato il 19 settembre 2018, alle ore 19:21

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Facebook: problemi di discriminazione e di privacy, ma anche test applicativi

Il giro di boa di questa settimana non si sta rivelando dei più facili per Facebook, finita al centro di alcune polemiche per alcune presunte pratiche discriminatorie, e per un nuovo problema di privacy: ovviamente, la ricetta per uscirne è sempre la stessa, negare, indagare, e rilanciare a suon di test per le sue applicazioni.

Qualche giorno fa, il potentissimo sindacato “Communications Workers of America” cui risultano iscritte – negli USA – centinaia di migliaia di lavoratrici, e la onlus “American Civil Liberties Union”, hanno denunciato – davanti alla Commissione adibita a tutelare la pari opportunità nel mercato del lavoro – Facebook, e in particolare 10 suoi dipendenti, per alcune pratiche discriminatorie ravvisate nelle inserzioni lavorative apparse sul social network di Mark Zuckerberg.

Secondo le querelanti, gran parte delle inserzioni in oggetto tenderebbe a discriminare il gentil sesso, dacché verterebbe su settori naturalmente congeniali agli uomini, come quello della sicurezza. Facebook, che nella primavera scorsa ha addirittura attivato una sezione ad hoc per l’incontro tra domanda e offerta lavorativa (“Facebook Jobs“), tramite un portavoce, ha dichiarato di aver avviato delle indagini in merito, ma che le sue policy non consentono discriminazioni dell’utenza sulla base di età, razza/etnia, e sesso/genere, tant’è che sono state rafforzate le misure previste per proteggere le persone da cotali abusi.

Per una polemica che si chiude, una che se ne apre. Il prestigioso Wall Street Journal, infatti, avvalendosi di alcuni documenti interni forniti da fonti secretate, ha pubblicato un “j’accuse” in cui sostiene che da anni, e fino all’anno scorso, Facebook avrebbe chiesto, a banche e istituti finanziari, di poter usare a scopo pubblicitario le informazioni scambiate dagli utenti su Messenger, la chat-app del network, per interloquire con i loro servizi di assistenza.

La risposta degli interlocutori? American Express, PayPal e Bank of America – anche per tutelare i propri clienti limitando i dati cui Facebook avrebbe potuto accedere – hanno sottoscritto degli accordi mirati col social network che, già sotto osservazione per l’affaire Cambridge Analytica, nell’Agosto scorso aveva perso un cliente importante come Unicredit, che aveva deciso di interrompere lo sviluppo del suo business tramite la piattaforma in blu per le sue pratiche di gestione dei dati giudicate, dall’AD Jean Pierre Mustier, non “etiche”. Un portavoce dal quartier generale di Menlo Park, Elisabeth Diana, ha replicato che la collaborazione con gli istituti finanzieri v’è stata, ma per aiutarli a migliorare il loro servizio clienti e le esperienze commerciali di questi ultimi, ribandendo – infine – che “mantenere al sicuro le informazioni personali – per loro – è fondamentale e prioritario“.

Infine, le novità in sperimentazione nell’app di Facebook. Alcuni utenti, a quanto pare ancora un range limitato ad ora, avrebbe notato la presenza di una “bolla” di forma quadrata, con angoli arrotondati, che comparirebbe a bordo schermo (potendo essere spostata a destra o a sinistra), ogni volta che qualcuno lascia dei commenti ai nostri post in modo che, cliccando su tale scorciatoia, sia possibile visualizzare al volo, e rispondere, ai commenti al di là della schermata nella quale ci si trova. Tale opzione, disattivabile dalle impostazioni (rotellina in alto a sinistra) spostando il selettore della voce “Anteprima dei commenti”, funzionerebbe anche nel caso di commenti lasciati a post differenti: in tal caso, a ciascuno di essi sarebbe destinato un tab diverso nella parte alta della scorciatoia.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Facebook, in tema di privacy, sembra combattere una battaglia persa: inizio quasi a pensare che Jan Koum non se ne sia andato per caso da WhatsApp, che pure non ha sempre tutelato benissimo i dati dei propri utenti da quand'è passata sotto l'egida di Facebook. Quando alla discriminazione in ambito pubblicitario, qui mi sentirei di assolvere Facebook: perché discriminare una parte dell'utenza, riducendo i propri guadagni? Ovviamente ciò è illogico e, quindi, è ben difficile pensare che a Menlo Park abbiano incentivato o tollerato pratiche similari. Capitolo test: la funzione notata da alcuni utenti nelle loro app di accesso al social ha un'evidente utilità e, ipso facto, è lecito auspicarsi che venga distribuita presto a tutta l'utenza.

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