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Facebook: nuovi scandali per la privacy, app chiuse per scarso successo, e fonti valutate dagli utenti

Facevook ha annunciato la chiusura di ben 3 sue app, più restrizioni per quelle di terze parti, e ammesso non pochi - nuovi - scandali riguardanti la privacy: per fortuna, gli utenti potranno valutare l'affidabilità delle notizie.

Internet e Social
Pubblicato il 3 luglio 2018, alle ore 19:02

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Facebook: nuovi scandali per la privacy, app chiuse per scarso successo, e fonti valutate dagli utenti

Non tutto va alla perfezione per Facebook. Nei giorni scorsi vari quotidiani hanno magnificato il successo d’investimento ottenuto con l’acquisto di Instagram che, in 6 anni, ha centuplicato il proprio valore: tuttavia, anche al netto di alcune misure anti-fake news finalmente messe a regime, il clima di giubilo si è presto esaurito, con nuove e pesanti polemiche sulla privacy, varie app promettenti chiuse per poco successo, e nuove restrizioni a quelle di sviluppatori terzi.

Il rapporto tra Facebook e la privacy potrebbe parlare, tranquillamente, di una storia d’amore mai nata. A conferma di ciò, se ancora non fosse bastato lo scandalo Cambridge Analytica, ben 4 recenti episodi, rappresentati da un inquietante brevetto presentato, da un nuovo scandalo in salsa test, da un massiccio bug nel social in blu, e dagli accordi con alcune società di hardware.

Nel primo caso, qualche giorno fa è emersa la notizia secondo cui Menlo Park, che più volte, ha dichiarato di non registrare l’audio dal microfono degli smartphone, ha presentato un brevetto che spiega proprio come poter fare una cosa del genere: nello specifico, durante gli spot tv verrebbero emessi dei suoi acuti inudibili all’orecchio umano che, captati dall’app social sugli smartphone, ne attiverebbe la registrazione di commenti e suoni, trasferendo poi siffatta impronta audio al network per le conseguenti analisi. Interpellata, Facebook ha dichiarato d’aver registrato questo brevetto solo per tutelarsi, ma che non è (e mai lo sarà) presente in alcun suo prodotto.

Un altro grosso problema per la privacy in ambito Facebook sarebbe stato causato dai popolari NameTests, compilati ogni giorno (es. “Scopri quale Principessa Disney sei”) da tantissimi iscritti al social. Secondo il ricercatore De Ceukelaire, che ne ha fatto segnalazione lo scorso Aprile, a causa di un exploit nell codice javascritp di questi sondaggi, per circa un anno (a partire da fine 2016), sarebbero stati esposti pubblicamente dati (di 120 milioni di iscritti) quali l’immagine profilo, post e immagini, liste amici, nome/cognome, sesso, foto di copertina, data di nascita, etc. Per fortuna, se così si può dire, pare che l’azienda che è alla base dei test abbia sanato il problema il 25 Giugno scorso.

Non meno imbarazzate è l’inconveniente causato da un bug del social in blu i cui iscritti, per un certo lasso di tempo, si sono visti recapitare messaggi da contatti bloccati, improvvisamente giubilati. Menlo Park, nel confermare la conclusione dell’emergenza, ha spiegato che il bug ha agito “solo” dal 29 Maggio al 5 Giugno, e che l’83% degli utenti colpiti si è visto sbloccare “soltanto” un contatto. 

Il quarto anello di quest’imbarazzante catena riguarda l’inchiesta pubblicata alcune settimane fa dal New York Times. A tal proposito, Facebook – in base ad un articolo del Washington Post – ha ammesso d’aver davvero realizzato 52 integration partnership che permettevano ai produttori di hardware e software (in cambio dei dati degli utenti, ed anche dopo la “soglia limite” del 2015) di integrare l’accesso al social nei propri sistemi (ad es. con app Facebook realizzate da terze parti, con hub al cui interno si potevano consultare più piattaforme social, con la sincronizzazione tra gli eventi FB ed il proprio calendario, o con gli USSD Services che permettevano l’uso del social anche sui feature phone).

Ad ogni modo, sul totale, ormai risultano già chiuse 38 collaborazioni, ed altre 8 verranno concluse tra Luglio e Ottobre: a rimanere in auge saranno solo quelle con aziende come Alibaba, Mozilla, e Opera, per integrare le notifiche social nei browser, con alcuni colossi (Amazon ed Apple), o con società d’indubbia utilità (es. la nordica Tobii che permette ai malati di SLA di loggarsi grazie all’eyetracking). Tutte le aziende, inoltre, avevano avuto un anno di tempo per allinearsi alle nuove e più severe policy, oltre a un semetre in cui liquidare le pratiche di raccolta dati: in più lo staff di Zuckerberg ha reso noto anche di aver caricato di nuove limitazioni (freno alla ricerca di contenuti pubblici, il non sfruttare tool poco usati come Topic Search o Topic Insights, il sottoporsi alla revisione dell’app per ottenere l’accesso al reintrodotto Page Public Content Access) le API destinate agli sviluppatori

Anche alcune app proprie, rientranti nello sterminato universo Facebbokiano, sembrano godere di assai poca fortuna in questo periodo. Nel blog istituzionale, NewsRoom, Zuckerberg ha annunciato la prossima chiusura – per scarsa popolarità mantenuta – di Moves, concepita per rilevare le attività fisiche degli utenti, di Hello, nato per gestire i contatti social, e di TBH (to be honest) comprata per 100 milioni di dollari, nel 2017, dopo un promettente inizio.

Una buona notizia, però, viene comunque da Facebook e riguarda una delle tante iniziative di cui, negli ultimi tempi, si è parlato a proposito della lotta alle fake news. Ormai conclusosi il test iniziato nel Maggio scorso, da oggi risulta attivo sia in Italia che in altre nazioni (GK, Spagna, Francia, Germania) il sistema che permette di valutare l’affidabilità di una fonte rispondendo a due domande, nella fattispecie consistenti in “Conosci questo sito?” e “Quanto lo ritieni affidabile?”.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Da questa significativa immersione nel mondo internettiano di Facebook, se ne deducono diverse conclusioni importanti: Facebook - in tema di privacy - non è maldestra. Semplicemente, per funzionare in modo redditizio, non può fare più di tanto, se non lavorare sulla consapevolezza dei propri utenti (anche in tema di notiziw). Curioso il caso, poi, che abbia chiuso ben 3 sue app: va bene tagliare i rami secchi, ma farlo con un'app che non ha nemmeno un anno di vita, pagata 100 milioni di dollari sull'unghia...mi sembra poco assennato.

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