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Ci risiamo: Facebook condivideva i dati degli utenti, e dei loro amici, anche con i produttori di smartphone

Non sempre si impara dagli errori commesi e, in tema di errata gestione della privacy, Facebook ci è ricascata: un nuovo scandalo, svelato dal NYT, ha confermato che il social condivideva i dati degli utenti, e dei loro amici, con i produttori di smartphone.

Internet e Social
Pubblicato il 6 giugno 2018, alle ore 17:51

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Ci risiamo: Facebook condivideva i dati degli utenti, e dei loro amici, anche con i produttori di smartphone

Man mano che si va avanti, sempre di più si allontana dalla memoria lo scandalo Cambridge Analytica. Eppure, secondo un’inchiesta del New York Times, ciò non dovrebbe succedere perché, a quanto pare, Facebook avrebbe condiviso i dati degli utenti, e dei loro amici, anche con i più importanti produttori di hardware mobile, tra i quali – con gran disappunto della CIA – anche 4 grosse aziende cinesi.

Il celebre quotidiano della Grande Mela, qualche giorno fa, ha sganciato una nuova bomba relativa al modo in cui Facebook gestirebbe i dati personali dei propri utenti: il tutto grazie alla pubblicazione di circa una 60ina di contratti, stilati nel 2010, quando il social era poco noto e doveva farsi conoscere, con diverse aziende degli allora nascenti smartphone.

Secondo gli accordi emersi, tali imprese (tra le cui fila si celano nomi del calibro di Microsoft, BlackBerry, Amazon, Samsung, ed Apple) avrebbero innestato, nelle loro app di sistema, dei meccanismi attraverso i quali – ad esempio – si sarebbe garantito l’accesso alla rubrica, e condivise le foto nel social direttamente dalla fotocamera di default e, in cambio, avrebbero ottenuto la possibilità di usare i dati degli utenti del social e dei loro amici i quali, però, non avevano – in tal senso – avallato alcun accordo del genere.

Se ancora ciò non fosse sufficiente, Facebook, che pure ha ammesso che tali contratti rispettavano le regole sulla privacy, e gli accordi presi con la FTC a proposito della conservazione dei dati sui server di terze parti, aveva dichiarato che tali dati non venivano più raccolti dal 2015 mentre, ad oggi, solo 22 contratti non risulterebbero più in essere. Tra quelli ancora attivi, con sommo disappunto dell’intelligence locale e di Trump, figurano ben 4 colossi hardware cinesi: Huawei (e – verosimilmente – il suo alter ego low cost Honor), Lenovo (alias Motorola e computer IBM), Oppo (e quindi anche Vivo ed OnePlus), e TLC (e quindi anche Alcatel e BlackBerry). 

Il commento ufficiale di Facebook non si è fatto attendere, ed è stato affidato al vicepresidente per le Mobile Partnerships, Francisco Varela, il quale ha dichiarato che Facebook ha sempre controllato, ed approvato, le esperienze di condivisione create da tali aziende e che, nel caso di Huawei, le informazioni raccolte restavano sulla memoria dei device e non venivano trasferite ai server cinesi: in ogni caso, l’accordo con la realizzatrice dei noti top gamma certificati Leica sarà risolto entro la settimana in corso

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - La notizia in questione, in verità, non mi ha sorpreso più di tanto: quelle funzioni ci sono sempre state, da che ho memoria degli smartphone, ed era naturale che, prima o poi, sarebbero finite sotto i riflettori: è successo ora perché, complice lo scandalo Cambridge Analytica, si è iniziato a badare maggiormente sul come le aziende di prodotti e servizi utilizzano i nostri dati. Diversamente, nessuno se ne sarebbe curato molto, e - anzi - non si sarebbe neppure parlato di "scandalo".

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