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Facebook: ancora problemi per Libra, polemiche con Apple, nuove policy, consorzio AI, assist di Bill Gates

L'estate si avvia a essere più che torrida per Facebook, alle prese con nuovi ostacoli per Libra, e con polemiche contro Apple, nonostante qualche disgelo con le autorità francesi, le iniziative per l'intelligenza artificiale, e policy d'uso più trasparenti.

Internet e Social
Pubblicato il 28 giugno 2019, alle ore 09:44

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Facebook: ancora problemi per Libra, polemiche con Apple, nuove policy, consorzio AI, assist di Bill Gates

Il fine settimana di Facebook non si apre certo nel migliore dei modi, con diverse critiche da parte delle istituzioni in merito a Libra, e l’atavica querelle sulla privacy: anche le nuove polemiche tra Facebook ed Apple non contribuiscono a un clima sereno a Menlo Park che, però, tenta di “uscire dall’angolo” grazie a policy d’uso più trasparenti, a iniziative sull’intelligenza artificiale, alla collaborazione con i tribunali francesi, ed all’inaspettato appoggio di Bill Gates.

Che le cose per Libra non si mettano bene, sul piano istituzionale, si era già visto con la convocazione del social al Congresso americano, per il prossimo Luglio, nel corso di un’audizione conoscitiva: all’organizzazione del G20, partita nelle scorse ore ad Osaka, in Giappone, il presidente del “consiglio per la stabilità finanziaria”, Randal Quarles, al pari di Andrew Bailey, dell’Autorità britannica per i servizi finanziari, considerando la possibile diffusione virale del cryptoasset di Facebook, ha chiesto che le criptomonete siano soggette a particolari standard di regolamentazione in modo che non sia minata la stabilità finanziaria. I presidenti delle banche centrali americane e inglesi, rispettivamente Jerome Powell e Mark Carney, hanno assicurato che seguiranno il caso Libra da vicino, per evitare che proceda senza autorizzazione, e considerato il grado di concentrazione che essa comporterà in termini di dati personali e finanziari. In tale contesto, le dichiarazioni rese alla BBC dal responsabile per gli affari globali del social, Nick Clegg (es. capo dei liberaldemocratici inglesi), suonano come un giocare d’anticipo, avendo Menlo Park chiesto ai politici democraticamente eletti di redigere le regole per la tutela dei dati personali, posto che tale onere non toccherebbe alle imprese private, per grandi o piccole che siano. 

In ogni caso, non dovesse andare in porto il progetto del senatore americano Mark Warner (obbligare i colossi hi-tech a rivelare quanto rendano loro mensilmente i dati degli utenti), i rapporti con le istituzioni potrebbero migliorare almeno sul fronte della collaborazione. A seguito dei numerosi incontri tra Macron e Zuckerberg, il ministro transalpino per gli affari digitali, Cetric O, ha annunciato che i processi “potranno procedere normalmente” visto che Facebook, che già consegnava – previa richiesta dei tribunali – i dati degli utenti coinvolti in fatti di violenza o terrorismo, farà lo stesso anche con quelli accusati di incitamento all’odio

Anche il capitolo privacy sembra destinato a un estate torrida, in casa Facebook, dopo l’articolo-inchiesta stilato dal redattore di USA Today, Jefferson Graham, in cui si parla di stalking digitale per il colosso del social, posto che – incrociando i dati degli utenti con i riferimenti alle posizioni geografiche in cui si trovano, ed alle persone ivi incontrate, è possibile dedurre informazioni simili a quelle di un microfono in ascolto, quanto meno tanto precise da poter esibire alle persone coinvolte delle pubblicità perfettamente mirate.

Come se non fossero già critici i rapporti con istituzioni e media tradizionali, Facebook ha da poco avviato un nuovo capitolo dell’atavica faida che lo contrappone a Cupertino. Sempre Nick Clegg – nell’ambito di un incontro tenutosi a Berlino – ha spiegato che i servizi di Facebook sono accessibili a tutti, mentre altre imprese hi-tech, in un chiaro riferimento ad Apple, guadagnano attraverso prodotti, hardware e non, ad elevato valore, che non tutti possono permettersi, rasentando una sorta di club esclusivo o di accesso VIP

Intanto, non mancano le dimostrazioni di buona volontà da parte di Facebook. Il colosso in blu, infatti, ha reso note in anteprima quelle che, dal 31 Luglio 2019, saranno le nuove condizioni d’uso, più trasparenti, applicate al social: tali regole si concentrano sul modo in cui vengono ottenuti i guadagni (non vendendo i dati degli utenti, ma mostrando pubblicità mirate agli utenti che potrebbero esservi interessati), gestiti i contenuti rimossi (a seguito di qualche violazione, con annesse opzioni per effettuare il ricorso), e sui diritti degli utenti in merito ai contenuti pubblicati (che rimangono di loro proprietà anche se, fintantoché si rimane iscritti al social, quest’ultimo potrà “farli visualizzare in relazione ai prodotti di Facebook“). 

Non meno importante è quanto ha comunicato Menlo Park in relazione all’intelligenza artificiale. L’azienda di Mark Zuckerberg, da sempre interessata all’AI, basti pensare all’acquisizione di società come Dreambit (per la manipolazione realistica dei volti), GrokStyle (visualizzazione di oggetti virtuali in contesti reali di realtà aumentata), e Bloomsbury AI (analisi e riconoscimento dei contenuti testuali), farà parte del neonato consorzio MLPerf il cui compito sarà di stabilire degli standard di qualità per soluzioni di machine learning, valutate in compiti di traduzione automatica, classificazione delle immagini, e capacità di riconoscere gli oggetti. Sottoponendo il proprio operato ai benchmark varati dal MLPerf, le imprese potranno puntare a soluzioni sempre più ottimali, accelerando l’innovazione. 

Infine, un assist non da poco, nella querelle tra chi accusa Facebook di un eccessivo potere, quasi monopolistico, e Zuckerberg secondo il quale la soluzione di alcuni problemi non sta nello smembrare Facebook che già investe molto in sicurezza e che, spezzettato, sarebbe più debole nell’affrontare certe sfide, viene dal fondatore di Microsoft, Bill Gates che, intervenuto all’Economic Forum, ha individuato la soluzione di tutto in un maggior coinvolgimento dei governi che, incrementando la regolamentazione del settore tecnologico, avrebbero la possibilità di modellarlo di modo che “gli effetti positivi superino quelli negativi“. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Devo dire che, con Facebook, non c'è mai da annoiarsi. Le polemiche con Apple sono decisamente curiose, visto che le due aziende trattano settori diversi, avendo differenti oggetti del profitto, mentre l'accondiscendenza verso le autorità francesi potrebbe dare i suoi frutti nell'avere regole di settore più morbide, in una sorta di pressione o lobbying interessata. Sulla regolamentazione dell'AI, quanto a standard di qualità, credo che non spetterebbe ad aziende private, ma ad enti indipendenti non coinvolti commercialmente nel settore. Bene, infine, le nuove policy d'uso, leggermente meno fumose del passato.

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