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Twitter blocca le pubblicità politiche del governo francese, e vara il "rito abbreviato" in-app per i ricorsi

Twitter, nelle scorse ore, oltre ad aver bloccato alcune inserzioni politiche francesi pro-europee, ha anche introdotto un nuovo sistema - ora interno all'applicazione - per fare ricorso in seguito alla sospensione del proprio account.

Software e App
Pubblicato il 3 aprile 2019, alle ore 18:33

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Twitter blocca le pubblicità politiche del governo francese, e vara il "rito abbreviato" in-app per i ricorsi

Twitter, la celebre piattaforma per il microblogging caratterizzata dall’iconico canarino azzurro, ha annunciato un’importante novità in merito agli account sospesi e, nel contempo, ha preso una decisione che ha fatto discutere non poco in Francia, in vista delle prossime elezioni europee di Maggio. 

La piattaforma di Jack Dorsey, che ha da poco annunciato una modifica alla modalità scura, maggiormente rispettosa degli schermi AMOLED e dei consumi energetici, negli ultimi tempi ha introdotto delle policy comportamentali molto severe per la propria piattaforma, in ragione delle quali si può segnalare un account (provvedendo poi a silenziarlo) nel caso questi condivida contenuti di spam, violenti, che incitano all’odio o, semplicemente, nell’eventualità che ci si trovi di fronte ad account falsi o rubati.

In queste fattispecie, non sono rari i casi in cui la redazione del social, a causa di una fallace interpretazione, provvede a sospendere o bloccare un profilo. A quanto pare, Twitter ne è consapevole e, a tale scopo, sta lavorando alla già menzionata opzione che permetterà di chiarire i post condivisi (in luogo della più volte richiesta feature di ri-editing): nell’attesa, però, si è deciso di intervenire accelerando la procedura per il ricorso, che in precedenza richiedeva di compilare un modulo online. 

Ora, invece, con la modifica introdotta da Twitter in corso di roll-out per tutti i suoi utenti, il ricorso potrà essere effettuato direttamente dall’interno dell’app, accelerando il processo di revisione (e l’eventuale ritorno online) del 60%: in pratica, in seguito ad una sospensione, si riceverà una notifica in-app e, tippando sulla stessa, si potrà vedere a quale post fa riferimento la sanzione, con tanto di motivazione e di link ai regolamenti. A quel punto, l’utente coinvolto potrà o rimuovere il post incriminato, o presentare ricorso includendo, in un apposito campo, delle informazioni aggiuntive a mo’ di chiarimento. 

Per una cosa che viene sistemata, v’è un’altra – su Twitter – destinata a far discutere. La piattaforma in questione, da circa una decina di giorni, ha bloccato una pubblicità (#Ouijevote) promossa dal governo francese, per incitare i cittadini a iscriversi alle liste elettorali in vista delle europee, perché violerebbe le normative anti fake news volute e fatte approvare dal Presidente Macron. Secondo tali norme, chi accetta di veicolare inserzioni politiche dev’essere in grado di fornire ogni dettaglio sulle stesse, e su chi le finanzia, e Twitter – non avendo fatto in tempo ad attrezzarsi in merito (come invece fatto da Facebook) – ha optato per la soluzione più radicale di tutte: non consentire del tutto le pubblicità remunerate a carattere politico.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Man mano che si va avanti, diventa sempre più chiaro perché Twitter abbia virato sulla rettifica dei cinguettii, anzicché sulla totale modifica degli stessi: varate regole più severe, si è ancor più soggetti al pericolo di essere sanzionati e sospesi, anche per sbaglio, e - quindi - è bene intervenire preventivamente, rettificando quanto si è asserito. Diversamente, da oggi ci si potrà avvalere di una sorta di "rito abbreviato"...

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