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Grazie a un chip nel cervello, un paraplegico ritorna ad usare la mano

Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica "Nature" illustra i progressi di un esperimento che hanno consentito ad un giovane paraplegico di riacquistare l'uso della mano in seguito ad un intervento altamente Hi-Tech. Ecco com'è andata

Salute
Pubblicato il 14 aprile 2016, alle ore 13:11

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Grazie a un chip nel cervello, un paraplegico ritorna ad usare la mano

In queste ore sta facendo il giro del web il filmato di un ragazzo che, pur paralizzato, è stato di nuovo in grado di versarsi da bere in un bicchiere e di suonare una chitarra videoludica. Ecco com’è potuto avvenire.

L’episodio in questione è stato raccontato in un articolo apparso di recente sulla rivista scientifica Nature e parla di un esperimento realizzato grazie alla collaborazione della Ohio State University, dell’Istituto Feinstein per la ricerca medica, e del Battelle Memorial Institute.

I 3 enti di ricerca hanno condotto un esperimento nel 2014 e solo oggi ne sono stati divulgati, come accennavamo, i risultati conseguiti in quest’anno e mezzo quasi di sperimentazione. In pratica, nel 2014 si è sottoposto ad un’operazione al cervello Ian Burkhart, un 24 enne rimasto paralizzato alla spina dorsale in seguito ad un’attività subacquea.

Al giovane Ian è stato impiantato un chip più piccolo d’un pisello nella corteccia celebrale, quella parte del cervello che rileva gli impulsi ed i comandi del cervello e li trasmette, via sistema nervoso, agli arti perché si muovano. Ovviamente, quando una persona ha subito un trauma alla spina dorsale, il collegamento cervello-arti, è interrotto e ne nasce la paralisi.

Il chip in questione ha creato una sorta di bypass elettronico in grado di far muovere di nuovo ad Ian il suo braccio: in primis, il chip si occupa di rilevare gli impulsi della corteccia celebrale e, poi, grazie ad un meccanismo di intelligenza artificiale affinato negli ultimi 10 anni, li decodifica e – una volta interpretati correttamente – li traduce in movimenti.

Questi ultimi vengono veicolati tramite cavetti a dei sensori posti sull’avambraccio che, quindi, riceve il segnale e si muove come farebbe se a dargli gli ordini fosse il cervello tramite il normale sistema nervoso. Il risultato degli esperimenti è stato prodigioso: Ian è riuscito a versare il contenuto di una bottiglietta d’acqua in un bicchiere, a strisciare una carta di credito, e persino a suonare la chitarra elettronica di un videogioco stile Guitar Hero.

Così, dopo 15 mesi di addestramento, oggi – il 24 enne Ian Burkhart ha recuperato l’uso della mano e può condurre una vita certamente più “normale” ed appagante di quanto non s’aspettasse di poter fare sino a solo un paio d’anni fa.

Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Ho letto spesso di ricerche tecnologiche, altamente Hi-Tech, volte a ridare la possibilità alle persone di muoversi. Sino ad ora, però, avevo solo sentito parlare di esoscheletri - supporti esterni semoventi da applicare al corpo dei disabili - capaci di far muover e camminare persone rimaste paralizzate. Anche quegli studi, nati in ambito della Robotica e dell'intelligenza artificiale hanno portato a grandi progressi per la salute delle persone. Ora un'altro passo in avanti è stato ottenuto grazie all'esperimento di cui abbiamo appena parlato: abitualmente non sono molto favorevole alla creazione di cyborg umani ma in questo caso specifico sono molto lieto che l'impianto di un chip neuronale abbia consentito al povero Ian di riottenere l'uso di una mano.

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