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Un chip nel cervello fa muovere la mano ad un ragazzo paralizzato

Un chip inserito nel cervello consente di leggere gli impulsi del cervello e di tornare a muovere gli arti a chi ha subito lesioni midollari. Un ragazzo tetraplegico da quattro anni è riuscito a muovere la mano grazie a questo chip

Salute
Pubblicato il 25 giugno 2014, alle ore 19:03

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Un chip nel cervello fa muovere la mano ad un ragazzo paralizzato

Un chip inserito nel cervello di un ragazzo tetraplegico, gli ha consentito di muovere le mani con il pensiero. Questa incredibile tecnologia Neurobridge, sulla quale si studia ormai da parecchio tempo, riesce a bypassare il midollo spinale, consentendo a chi ha subito delle lesioni midollari alte o degli ictus di poter tornare a muoversi.

È successo ad un ragazzo, che grazie all’inserimento di un chip con 96 elettrodi e grande 0,4 cm nel proprio cervello, è riuscito a muovere le mani. Infatti, gli elettrodi del chip riescono a leggere i comandi che arrivano dal cervello e li trasmettono ad un supporto del cranio del paziente, collegato ad un computer.

Ian Burkhart è il primo paziente su cui è stato sperimentato questo chip. Si tratta di un ragazzo ventitreenne tetraplegico, che è entrato nell’era bionica. Grazie a questo chip, infatti, i suoi pensieri vengono tradotti in impulsi, che riescono a giungere alle sue mani nonostante la lesione midollare da cui è affetto.

In sostanza, si tratta di un principio che è del tutto analogo a quello del bypass aorto-coronarico. Grazie a questo chip, Ian è riuscito ad aprire la mano, stringerla in un pugno ed afferrare persino un cucchiaio. Un gesto molto semplice e quotidiano per la maggior parte delle persone, ma che per un tetraplegico costituisce davvero un passo avanti enorme. “La cosa che mi manca di più è l’autonomia: è molto frustrante dipendere dagli altri anche per i gesti e le necessità più semplici” ha dichiarato Ian, visibilmente emozionato per le possibilità che questo chip gli può aprire, restituendogli una vita normale. Ian, infatti, è tetraplegico dal 2010, quando in seguito ad un’immersione si è rotto la spina dorsale e da allora è rimasto completamente paralizzato.

Bisogna, ovviamente, procedere con cautela dal momento che si tratta di uno studio sperimentale, ma i progressi ottenuti grazie a questo chip fanno ben sperare questo ragazzo, e chiunque si trovi nella sua stessa condizione, di poter migliorare la qualità della propria vita.

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