Chiara Appendino è il nuovo sindaco di Torino, ed è la seconda donna a ricevere la massima investitura cittadina in una delle maggiori metropoli italiane dopo Virginia Raggi a Roma (ma solo per una questione di tempistica al conteggio dei voti, reso più semplice nel contesto delle elezioni romane dalla vittoria schiacciante ottenuta dalla grillina nella Capitale).
Si tratta di un dato significativo riguardo alla questione della parità dei sessi, un tema ancora scottante e di assoluta attualità nel nostro Paese, dal momento che i dati testimoniano quanto un obiettivo del genere sia ancora ben lungi dal poter venire realizzato.
La candidata del Movimento 5 Stelle è riuscita a raccogliere il favore di 202.754 votanti, per un totale del 54,46% delle preferenze complessive, mentre il sindaco uscente Piero Fassino si è dovuto accontentare di 168.880 voti (45,44%). Torino si appresta dunque ad una svolta epocale, essendo stata una roccaforte incrollabile del Centrosinistra per ben 23 anni consecutivi.
Dopo quasi un quarto di secolo la città della Mole passa dunque di mano, e l’enfant prodige della politica sabauda Chiara Appendino – 31enne laureatasi in Economia all’università Bocconi con 110 e lode – è ora pronta a governare.
La Appendino è stata indicata da più parti come una “grillina anomala“, non avendo mai sottoscritto il famoso contratto voluto dai vertici nazionali del Movimento 5 Stelle, rispetto ai quali il neosindaco di Torino si è sempre proclamato indipendente. “Mi occupo del territorio e del bene della mia città” aveva dichiarato Chiara, allontanandosi virtualmente dalle dinamiche della politica nazionale.
Chiara Appendino è l’emblema del nuovo che avanza, ma al contempo piace – e non poco – all’establishment attuale, dato il suo pedigree altoborghese: figlia dell’ex dirigente di Prima Industrie (ora vicepresidente esecutivo, dopo 30 anni di reggenza), ha sposato un imprenditore e non ha mai rinnegato le sue origini altolocate.
Ma questo non l’ha comunque distratta da quelle che sono le problematiche reali della città, a tal punto da riuscire a convincere del proprio programma elettorale la maggior parte dei cittadini votanti.
Il nuovo sindaco di Torino si è ad esempio schierata a favore dei No Tav (“Conti alla mano, i costi sono nettamente superiori ai benefici. Le ingenti risorse necessarie per la realizzazione dovrebbero essere utilizzate per tante piccole opere utili alla collettività” il suo giudizio in merito ai treni ad alta velocità), ed ha pienamente sposato l’approvazione del reddito di cittadinanza, questione da sempre cara al Movimento 5 Stelle.