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Silvio Berlusconi sarà a Roma per convincere i parlamentari a votarlo come presidente della Repubblica

Il fondatore di Forza Italia punta dritto al Quirinale e, per questo, intende incontrare i deputati uno a uno. Gli italiani però si sono già espressi, non vogliono Berlusconi come capo di Stato

Politica
Pubblicato il 10 gennaio 2022, alle ore 19:05

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Silvio Berlusconi sarà a Roma per convincere i parlamentari a votarlo come presidente della Repubblica

Silvio Berlusconi punta diritto al Colle e, per raggiungere il suo obiettivo, va a caccia di voti. Quelli della destra sembrano quasi scontati, ma per raggiungere la quota necessaria per l’elezione ha bisogno di raccattare altri numeri.

Ecco perché il leader di Forza Italia sarà a Roma per convincere i deputati a puntare su di lui, magari incontrandoli uno alla volta. Parlamentari che, probabilmente, non vedrebbero di buon occhio Mario Draghi al Quirinale e, quindi, potrebbero essere disposti a votare per l’ex Cavaliere, in assenza di altri nomi proposti dai partiti. Sarebbe l’ultimo passaggio di un percorso di riabilitazione cominciato anni fa.

Chi si augura che Berlusconi possa diventare capo di Stato è il segretario del Ppe, Antonio Lopez: “Una presidenza di Silvio Berlusconi con un capo di governo come Mario Draghi sarebbe imbattibile e promuoverebbe l’Italia ancora di più della già alta posizione di cui gode”, ha spiegato al Giornale.

Il desiderio di Lopez, però, contrasta contro il veto del Fatto Quotidiano che, un mese fa, ha promosso una petizione tra gli italiani per impedire l’elezione di Berlusconi. Italiani che sembrerebbero contrari all’elezione del capo di Forza Italia come presidente della Repubblica, a causa del suo passato fatto di condanne e procedimenti penali ancora in atto, come per esempio quello sulla prostituzione minorile.

Il Fatto Quotidiano aveva infatti definito Silvio Berlusconi “garante della corruzione e della prostituzione, non solo sul piano giudiziario, mentre la Costituzione l’ha violata prima e dopo il suo ingresso in politica”. Pertanto, Peter Gomez, Antonio Padellaro e Marco Travaglio avevano promosso una raccolta firme su Change.org perché gli italiani contrari alla candidatura di Berlusconi potessero esprimere il loro no a quello che per loro è considerato un paradosso, se non una provocazione.

L’iniziatica del Fatto non era andata giù ad Alessandro Sallusti, direttore di Libero, che aveva promosso a sua volta, sempre su Change.org, una raccolta firme pro Berlusconi, motivandola con questi argomenti: “La sola idea che Silvio Berlusconi possa, sostenuto da tutto il Centrodestra e ovviamente non solo – altrimenti mancherebbero i numeri necessari – giocarsi seriamente la partita del Quirinale deve fare davvero paura se il Fatto Quotidiano, con due mesi di anticipo sulla scadenza, ha lanciato una petizione: “Berlusconi al Quirinale? No grazie”. La cosa è ovviamente legittima, ma dà l’idea che il Centrodestra non sia libero di proporre il suo candidato – Berlusconi o chi sarà – se non gradito alla banda di Travaglio, Conte, Davigo e compagnia cantante. Che poi non è un’idea ma una certezza che, scommetto, prenderà corpo nelle prossime settimane con una campagna mediatica di odio e di fango – sarebbe strano che non partisse anche qualche iniziativa giudiziaria – che quelle viste fino ad ora sembreranno bazzecole.

L’elezione di Berlusconi è quindi diventata una battaglia politica che coinvolge anche la stampa di destra e di sinistra. Tutto questo mentre gli italiani si sono già espressi in materia. La petizione di Libero, infatti, ha raccolto 6.587 firme; Il Fatto, invece, ha racimolato. 131.849. Due pesi contrapposti su una bilancia il cui ago decisivo sarà lo schieramento della Sinistra, con il Partito Democratico che ha già messo il veto alla candidatura di Berlusconi e con il Movimento Cinque Stelle che ha già fatto sapere che non voterà per Berlusconi.

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Cosa ne pensa l’autore
Davide Spina

Davide Spina - È difficile immaginare come capo dello Stato un personaggio pregiudicato e sottoposto ancora a dei procedimenti penali in corso. Un paradosso reso ancora più clamoroso se si pensa che Berlusconi, diventando presidente della Repubblica, diventerebbe anche capo del Csm. Cioè diventerebbe capo di quei magistrati che lo stanno processando e che devono decidere del suo destino.

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