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Papa Francesco si eleva a leader del fronte filo-immigrati: "L’Europa apra i porti"

Bergoglio torna a parlare della necessità di accogliere i migranti. Dalla sinistra ai sindaci ribelli al decreto sicurezza, solo parole di elogio. Ma Salvini replica: "I porti restano chiusi".

Politica
Pubblicato il 7 gennaio 2019, alle ore 13:50

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Papa Francesco si eleva a leader del fronte filo-immigrati: "L’Europa apra i porti"

La crociata anti-Salvini a favore dell’immigrazione ha un nuovo leader: si chiama papa Francesco. È lui che punta a fare quello che né la sinistra italiana, né i sindaci ribelli, né i cortei di protesta e né le bombe carta contro le sedi della Lega sono finora riusciti a fare: costringere il governo italiano a riaprire i porti.

Ieri, durante l’Angelus dell’Epifania, papa Bergoglio ha dichiarato: “Da parecchi giorni 49 persone a bordo di Sea Watch e Sea Eye, le navi delle Ong, sono in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai leader europei perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di questi uomini e donne”.

Il Papa ha quindi condannato per l’ennesima volta la chiusura europea verso l’immigrazione. Questa volta non ha citato espressamente il nome di Salvini. Ha allargato la questione all’intera Europa. Ma è inevitabile che il suo pensiero vada a toccare, anche se indirettamente, il ministro dell’Interno.

La Chiesa Cattolica, infatti, non ha apprezzato la chiusura dei porti italiani decisa dal capo del Viminale, e si è schierata compatta a favore dell’immigrazione. Sta mettendo in campo tutte le sue forze, dalla Cei ai parroci, per costringere il governo a riaprire le porte e consentire ai migranti, traghettati dalle navi Ong, di sbarcare sulle coste italiane.

Le parole di Francesco sono state accolte bene dalla sinistra filo-immigrazione. La piddina Raffela Paita, per esempio, ha detto: “Non potevano esserci espressioni più efficaci per chiarire che i porti devono restare aperti e che Salvini usurpa i poteri di altri”. A farle eco, Nicola Fratoianni, di Leu, che ha aggiunto: “Da non credente, ringrazio il Papa”.

Le parole di Bergoglio sono state accolte con favore anche dai sindaci “dissidenti”, che senza i migranti perderebbero un sacco di soldi. Il Giornale, infatti, ha scoperto che i profughi stanno permettendo a molti Comuni italiani, come quello di Palermo o di Napoli, di incassare cifre che possono arrivare fino a 17 milioni di euro l’anno.

Una montagna di denaro che rappresenta il vero motivo del braccio di ferro tra Salvini e i sindaci ribelli. Un braccio di ferro che non sta risparmiando nemmeno la Lega e i Cinque Stelle, con Di Maio che vorrebbe far scendere solo donne e bambini e con Salvini che, invece, intende mantenere la linea della fermezza.

“Quanti immigrati accoglieremo? Zero”, scrive il leader della Lega su Facebook. Lasciando intendere che i porti resteranno chiusi malgrado le pressioni che arrivano da ogni dove. Pressioni che non fanno altro che aumentare il consenso elettorale che il capo del Carroccio vanta verso quegli italiani stanchi di essere il campo profughi d’Europa.

Tra questi, c’è il viceministro leghista Galli, che ammonisce il Vaticano: “Non mi pare che il contributo del Vaticano nella faccenda sia particolare significativo. Quando sono state portate a casa cento persone, che peraltro hanno messo in una sede distaccata, nell’arco di qualche ora sono sparite tutte”.

Inoltre, il silenzio assordante dell’Europa e la posizione di chiusura di Malta verso i profughi stanno incoraggiando ulteriormente il ministro dell’Interno a tenere il punto: “Giusto che si discuta, ma in materia di migranti quello che decide sono io. Fate quello che volete, però per chi non rispetta le leggi, i porti italiani sono e rimarranno chiusi”.  

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Ieri, in una trasmissione televisiva, un filosofo ha proferito parole sacrosanti: "Quella a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi non è una immigrazione di massa, ma una vera e propria deportazione di massa". Migliaia di persone vengono prelevate dall'Africa e portate in Europa per un un motivo che abbiamo ripetuto fino alla nausea: assicurarsi manodopera a basso costo e nuovi consumatori per un continente europeo che ormai non fa più figli. E, poiché questi non possono essere capitalizzati in Africa, perché le condizioni socio-economiche ancora non ci sono, allora bisogna deportarli in Europa. Anche a costo di smantellare i confini nazionali per fare il gioco di quel capitalismo mondialista che molti personaggi, dalla sinistra internazionale al Papa, stanno appoggiando con la scusa dell'emergenza umanitaria.

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