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Matteo Renzi e il trucchetto per farsi pagare la pensione dallo stato

Il nuovo stratagemma dei politici? Farsi pagare la pensione dallo stato. Lo sa bene Matteo Renzi.

Politica
Pubblicato il 21 marzo 2014, alle ore 18:17

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Matteo Renzi e il trucchetto per farsi pagare la pensione dallo stato

Gravare ancora di più sulle spalle già pesanti dei cittadini italiani sembra essere l’obbiettivo principale di politici e dirigenti.

L’ultima scoperta dei politici è, infatti, quella di farsi pagare la pensione dallo stato. Ne sanno qualcosa l’ex ministro Josefa Idem e suo marito ed il neo-premier Matteo Renzi.

Al centro della polemica i contributi previdenziali dei politici che, con uno stratagemma, finiscono per essere pagati dalle casse del comune e quindi dagli italiani.
Il trucco consiste nel farsi assumere da un’azienda compiacente prima di ricoprire la carica pubblica. In questo modo l’onere del pagamento dei contributi non è più dell’azienda ma del Comune. A consentirlo è il decreto legislativo 267 del 2000 che all’art 86 recita così: «L’amministrazione locale prevede a proprio carico, dandone comunicazione tempestiva ai datori di lavoro, il versamento degli oneri assistenziali, previdenziali e assicurativi ai rispettivi istituti»

Sei mesi fa l’ex ministro Josefa Idem è stata indagata insieme al marito Guglielmo Guerrini per truffa aggravata in quanto, secondo l’accusa, il marito l’avrebbe assunta nella sua società poco prima della nomina  a ministro.
Si tratta, a quanto pare, di un’usanza comune tra i politici, che però adesso devono fare i conti con la possibilità di essere accusati di truffa aggravata con una pena prevista fino a 5 anni. Nel caso della Idem si contestano sei mesi di carica svolta e “soli” € 8.642 di contributi, mentre diversa è la situazione di Matteo Renzi.

Il  neo-premier, infatti, prima della carica di presidente della Provincia lavorava nell’azienda di famiglia, la Chil, con un contratto da co.co.co che ha una contribuzione Inps alquanto bassa e non matura Tfr. Qualche giorno prima della sua candidatura a Presidente della Provincia con La Margherita, però, Renzi viene “promosso” dirigente. In questo modo, da quando Renzi assume la carica pubblica, sarà lo stato a versare i contributi e lo farà sulla base di uno stipendio da dirigente. Il Tfr di Renzi, quindi, grava sulle casse dello stato più di quello della Idem con un esborso totale di circa € 34.000 dal 2006 al 2013 con un picco di € 5.112 l’anno scorso.

Dure le parole del collega Francesco Torselli, consigliere comunale di Fratelli d’Italia che commenta così il fatto «Sembra proprio che finché i contributi del “dipendente” Renzi li pagava l’azienda del padre, il premier aveva un contratto super- economico, mentre non appena il peso dei suoi contributi è passato sulle spalle dei cittadini, in famiglia hanno deciso di garantirgli una ricca pensione»

Fonte: infiltrato.it

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