Iscriviti

Le Regioni "rosse" pronte a dar battaglia a Salvini davanti alla Corte costituzionale

Aumentano i detrattori che vogliono affossare il decreto sicurezza. Ai sindaci, come Orlando e De Magistris, adesso si sono uniti anche diversi governatori della sinistra

Politica
Pubblicato il 7 gennaio 2019, alle ore 20:37

Mi piace
3
0
Le Regioni "rosse" pronte a dar battaglia a Salvini davanti alla Corte costituzionale

Le Regioni “rosse”, cioè le Regioni guidate dalla sinistra sono pronte a scendere in campo per dar battaglia contro il decreto sicurezza salviniano. Piemonte, Toscana, Basilicata, Umbria, ma anche Emilia Romagna, Lazio, Calabria sono pronte a ricorrere alla Corte costituzionale per affossare quello che andrebbe a inficiare il loro slancio “umanitario”.

La schiera degli oppositori di Salvini, quindi, aumenta giorno dopo giorno.

Gli oppositori

Sono sindaci e governatori della sinistra che intendono ribellarsi contro una legge che considerano “fascista” perché priverebbe dei profughi, presenti in Italia, di tutti i loro diritti, senza tuttavia riuscire a rimandarli nei Paesi da cui sono arrivati.

Salvini non ci sta e replica stizzito: “Questi pensano ai clandestini e se ne fregano degli italiani. Ma chi li vota più?”. Parole che suonano come una sfida, giacché i sondaggi parlano chiaro: oltre il 60 per cento degli italiani sta al fianco di Salvini. “Per la strada tra la gente vera mi dice solo ‘vai avanti!’“, commenta il vice premier leghista.

Gli amministatori locali stanno puntando a vincere la loro partita presso la Consulta. Vogliono rianimare un partito, il Pd, in caduta libera. Tra i capofila della protesta c’è il presidente della Toscana, Enrico Rossi, che ha dichiarato: “Questo decreto porterà più insicurezza e lascerà persone senza diritti e accrescerà anche il numero di irregolari”.

Sulla stessa onda di Rossi, ci sono il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, che accusa Salvini di rendere difficile la gestione dei servizi sanitari e assistenziali per i profughi. E i governatori di Basilicata e Umbria, Marcello Pittella e Catiuscia Marini, che hanno ribadito la volontà di mantenere inalterati i servizi e i diritti agli immigrati.

A dar battaglia a Salvini c’è anche il govenatore del Lazio, Nicola Zingaretti, candidato alla leadership del Partito Democratico, che punta a “disattivare” il decreto icurezza ricorrendo anche lui alla Corte costituzione, anche per non far chiudere gli Sprar che i precedenti governi di sinistra avevano aperto nella sua Regione.

La tesi che vogliono portare tutti davanti a giudici costituzionali per smontare la legge voluta da Salvini è sempre la stesso: il diritto alle cure sanitarie. Tuttavia, come spiegato dal Giornale, ai richiedenti asilo e ai migranti le cure mediche, l’ accoglienza a l’assistenza saranno comunque garantite. Questi dipendono infatti dal domicilio, non dall’iscrizione anagrafica. 

Video interessanti:
Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Non sapevo che in Italia ci fossero tutti questi gentiluomini mossi da sentimenti umanitari. L'Italia sembra proprio essere tornata la patria dei santi e dei poeti. Sembra. Perché questa pantomima ormai non incanta più nessuno. Salvini lo aveva capito: "Ovunque mi giro,vedo solo interessi economici". Perfettamente ragione. Da quando lui è al governo, si stanno toccando interessi consolidati da anni e che stanno venendo alla luce in tutta la loro avvilente diffusione nazionale.

Lascia un tuo commento
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!