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Le ong fanno pressione sull’Unione Europea per riaprire i porti

Cinquanta organizzazioni pro-migranti hanno inviato una lettera con tre richieste all'Europa. L'obiettivo è far ripartire l'immigrazione sfidando le politiche italiane

Politica
Pubblicato il 2 febbraio 2019, alle ore 13:58

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Le ong fanno pressione sull’Unione Europea per riaprire i porti

Le ong vogliono far riaprire i porti italiani, e per far questo stanno facendo pressione sull’Unione Europea. Recentemente, infatti, 50 organizzazioni umanitarie hanno inviato una lettera a Bruxelles per invitare gli eurocrati a prendere “provvedimenti immediati” contro la chiusura delle frontiere europee che impediscono lo sbarco dei migranti.

L’Italia non è citata nella lettera, ma la frase “ogni volta che una nave porta persone salvate in un porto europeo, i governi dell’UE si impegnano in dibattiti penosi ed estenuati su dove può sbarcare la nave e quali Paesi possono ospitare i sopravvissuti ed elaborare le loro richieste di asilo“, è chiaramente rivolta alle ultime vicende della Sea Watch.  La missiva non menziona nemmeno la politica seguita da Roma, ma anche in questo caso l’accusa secondo cui alcuni Stati dell’UE hanno reso difficile il funzionamento delle ong, lanciando accuse contro di loro e impedendo alle navi umanitarie di lasciare i loro porti, è una implicito riferimento a quanto è accaduto recentemente sempre con la Sea Watch.

Le pressioni dell’ONG

Che le ong siano in difficoltà è un dato di fatto. L’anno scorso in mare se ne contavano una decina; ora è rimasta solo la Sea Watch, peraltro ferma a Catania. In questo momeno il Mediterraneo è libero da operazioni condotte da associazioni private e questo – secondo i dati del Viminale – ha portato a una diminuzione dei morti in mare.

Le ong premono sull’Europa affinché spinga l’Italia e altri Stati a modicare le loro politiche sull’immigrazione. La richiesta è stata inviata al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, a Federica Mogherini, a Jean Claude Juncker e al Commissario dell’Unione Europea alle Migrazioni, Avramopoulos. Gli obiettivi che intendono raggiungere le navi umanitarie sono tre: la riapertura dei porti con autorizzazioni immediate agli attracchi delle ong; la possibilità di ripartire subito per soccorrere altri profughi; il divieto di consegnare i migranti alla marina libica per impedire che questi facciano ritorno in Africa, a meno che non migliorano le condizioni di vita in Libia.

Queste richieste arrivano da organizzazioni ostili al governo gialloverde, come MSF, Sos Mediterranée (entrambe sovvenzionate da Soros), Caritas Europa, Human Rights Watch, Oxfam, Legambiente e IPSIA-AC. Tutte queste organizzazioni sono però in netto contrasto con la linea assunta dall’Italia per frenare l’immigrazione clandestina e contrastare i trafficanti di uomini. Difficile però, per non dire impossibile, che l’Italia interrompa la “politica di chiusura” e “si faccia promotrice a livello europeo di una nuova missione salvataggio nel Mediterraneo”, come chiede la Oxfam. Perché Roma sembra avere tutte le intenzioni di continuare con la linea della fermezza almeno fino a quando l’Europa non si impegnerà a fare la sua parte. 

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Il traffico di esseri umani è più grave del traffico di droga e per motivo preciso che mentre il commercio delle droga è un'attività criminale svolta clandestinamente, perché considerato un reato, il traffico di esseri umani è un'attività criminale perpetrata alla luce del sole, perché si ammanta di solidarietà e umanità ed è perpetrata grazie a una gigantesca complicità delle istituzioni politiche, religiose, economiche, giudiziarie e navi di volontariato.

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