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La nave Alan Kurdi verso Lampedusa. Previsto nuovo braccio di ferro con il governo

La nave, con 65 passeggeri a bordo, si dirige verso le coste dell'isola siciliana mentre la GdF ha già notificato al suo comandante il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane.

Politica
Pubblicato il 6 luglio 2019, alle ore 19:48

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La nave Alan Kurdi verso Lampedusa. Previsto nuovo braccio di ferro con il governo

La nave Alan Kurdi, appartenente alla flotta della Ong tedesca Sea Eye, punta dritta su Lampedusa, nonostante il divieto notificato questa mattina dal Viminale a mezzo della Guardia di Finanza.

Lo annunciava già nelle prime ore di oggi con un tweet la stessa organizzazione: “Con 65 persone soccorse a bordo ci stiamo dirigendo verso Lampedusa. Non siamo intimiditi da un ministro dell’Interno ma siamo diretti verso il più vicino porto sicuro. Si applica la legge del mare, anche quando qualche rappresentante di governo rifiuta di crederlo”. Il salvataggio è avvenuto nella giornata di ieri al largo delle coste libiche e di lì l’imbarcazione si è subito diretta verso le coste italiane, nonostante la disponibilità del governo di Tripoli ad offrire un porto di attracco.

Impossibile, tuttavia, considerare in questo momento qualunque porto libico come “porto sicuro” per via delle vicende riguardanti le torture inflitte e i trattamenti più in generale riservati ai profughi che sono stati testimoniati essere ben al di sotto della soglia della dignità umana.

Concetto ribadito anche dall’organizzazione umanitaria Mediterranea che aggiunge, sempre su Twitter: “In queste condizioni andare a Malta mette a rischio la sicurezza e l’incolumità delle persone. In questo momento Lampedusa è il solo porto sicuro possibile”.

Facile prevedere l’ennesimo scontro tra il governo italiano e la Ong, oltre che con gli altri paesi europei, come già avvenuto per la Sea Watch, considerando che, per l’appunto, la Alan Kurdi batte bandiera tedesca. A tal proposito è già intervenuta, nella giornata di ieri, una portavoce del governo di Berlino, Martina Fiez. “Salvare le vite in mare è un compito europeo. Come governo tedesco sottolineiamo ancora una volta che il nostro obiettivo è trovare una soluzione veloce, ovvero trovare un porto sicuro e chiarire la questione della ridistribuzione”.

Inoltre, lo stesso governo tedesco ha precisato che, sulla questione riguardante la ridistribuzione dei migranti a bordo della Sea Watch salvati la scorsa settimana, non ha ricevuto alcuna comunicazione o richiesta formale a riguardo, nonostante la disponibilità ad accogliere 40 delle 54 persone sbarcate il 29 giugno.

Intanto un’altra imbarcazione, il veliero Alex, appartenente alla Ong Mediterranea, è ferma da ieri davanti a Lampedusa con 46 migranti a bordo tra cui 11 donne incinte. L’imbarcazione, da questa mattina, si è detta pronta a forzare il blocco delle autorità italiane in quanto la situazione sul veliero starebbe peggiorando di ora in ora.

Tante le manifestazioni di appoggio e di stima che sono giunte tra la giornata di ieri e quella di oggi per il lavoro di salvataggio compiuto dalle Ong. Tra queste spicca un commento dello scrittore e giornalista Roberto Saviano, che tweetta così: “Grazie alla Alex di RescueMed che ha salvato 54 persone. Grazie alla AlanKurdi di seaeyeorg che ne ha salvate 65 e grazie a openarms_fund che ha fornito assistenza medica. I porti d’Europa sono chiusi per i disperati ma spalancati per i capitali criminali e il narcotraffico”.

Insomma, è facile prevedere che nelle prossime ore il clima si farà rovente. Vedremo chi vincerà quest’ennesimo braccio di ferro tra autorità italiane e Ong, sperando però che, ad uscire vittoriosi, per una volta, possano essere solo il buonsenso e la cooperazione tra i paesi europei e le istituzioni comunitarie.

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Cosa ne pensa l’autore
Andrea Ferrara

Andrea Ferrara - Risulta evidente come tutte le soluzioni logistiche e politiche, a partire dal trattato di Dublino, si siano rivelate un totale fiasco sino a questo momento. A ciò si aggiunge la situazione di instabilità in Libia che non solo non consente di considerare le coste di questo paese come porti sicuri ma impone all'Europa, quale unico baluardo della coscienza umanitaria, un obbligo morale, ovvero quello di provvedere al salvataggio delle persone che vi giungono poiché nel paese nordafricano la situazione è per loro insostenibile, come ben documentato nelle testimonianze di torture e trattamenti privi del rispetto di qualunque diritto, anche dei più elementari. Dispiace vedere come per l'Europa, fucina di idee e creatrice di civiltà, oggi sia difficile e quasi impossibile cercare e trovare una soluzione alternativa alla vetusta idea della chiusura totale.

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