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La Consulta boccia la riforma delle province

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma delle province. Via libera invece al taglio dei tribunali

Politica
Pubblicato il 4 luglio 2013, alle ore 10:16

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La Consulta boccia la riforma delle province
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La riforma delle province, contenuta nel decreto Salva Italia, che avrebbe previsto la riduzione in base ai criteri di estensione e popolazione, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima, non essendo, secondo i giudici costituzionali, materia da disciplinare con un decreto legge.

“Il decreto legge, che è una atto che dovrebbe essere destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo che non può essere utilizzato per realizzare una riforma organica e di sistema come quella che prevedeva il taglio delle Province. Proprio per questo, oggi la Corte costituzionale ha censurato la norma dichiarandone l’illegittimità costituzionale”.

Secondo la Consulta, “il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio”. Per questo motivo, si legge in una nota, la Corte Costituzionale nella camera di consiglio di mercoledì 3 luglio “ha dichiarato l’illegittimità costituzionale” di diversi articoli della riforma.

L’Upi, l’associazione delle province, esprime tutta la sua soddisfazione: “La sentenza della Corte conferma che le riforme delle istituzioni costitutive della Repubblica non possono essere fatte per decreto legge. Nessuna motivazione economica era giustificata e quindi la decretazione d’urgenza non poteva essere la strada legittima. Per riformare il Paese si deve agire con il pieno concerto di tutte le istituzioni”.

E’ invece passata all’esame della Corte costituzionale la riforma della geografia giudiziaria. I giudici hanno giudicato infondate, infatti, le questioni che erano state sollevate dai Tribunali di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona contro la loro soppressione; inammissibile è stata dichiarata invece quella del Friuli Venezia Giulia. Cancellata soltanto la soppressione del Tribunale di Urbino.

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