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Immigrazione, un’altra ong, la Sea Watch, respinta da Salvini: "Porti italiani chiusi"

Dopo la Open Arms, anche la See Watch vuole sbarcare in Italia. Ma Salvini mantiene la linea dura: "Basta con il traffico di esseri umani. La pacchia è finita"

Politica
Pubblicato il 24 dicembre 2018, alle ore 12:35

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Immigrazione, un’altra ong, la Sea Watch, respinta da Salvini: "Porti italiani chiusi"

Le ong cariche di migranti tornano a far rotta verso l’Europa. Ieri la Sea Watch, ong battente bandiera olandese, ha chiesto all’Italia e agli altri Paesi dell’Unione Europea di fornire loro un porto sicuro per far sbarcare i 33 clandestini recuperati a poca distanza dalle coste libiche. Ma Salvini è stato chiaro: “I porti italiani sono chiusi, stop al traffico di esseri umani“.

La vicenda segue quella della Open Arms, anch’essa respinta dall’Italia e accolta dalla Spagna. A bordo c’erano 311 immigrati, tra cui una donna con il suo neonato, entrambi fatti sbarcare a Malta e ricoverati in un ospedale de La Valletta. Le condizioni della donna e di suo figlio non destano preoccupazioni e smentiscono le dicerie di chi accusa l’Europa di insensibilità verso i bambini che partono dalle coste libiche.

Le reazioni

Anche in quella occasione, però, Salvini aveva respinto la richiesta del natante battente bandiera spagnola di approdare in Italia attirandosi le ire del fondatore della ong, Oscar Camps. Quest’ultimo su Twitter aveva scritto: Salvini, la tua retorica e il tuo messaggio, come tutto in questa vita finiranno. Però sappi che tra qualche decennio i tuoi discendenti si vergogneranno di ciò che fai e che dici“.

Anatema senza senso e puntualmente accolti da parte della sinistra e della frangia movimentista del Movimento 5 Stelle ma che non hanno scalfito Salvini, che è ben determinato a mantenere la linea dura, chiudendo le porte anche alla la See Watch, con l’obiettivo dichiarato di porre fine al traffico di esseri umani mascherato da emergenza umanitaria.

Ciononostante, la Sea Watch si dice pronta a imbarcare altri profughi, chiedendo ai governi europei di fornire un porto sicuro per le persone soccorse dalla nave. Ma l’Italia non ha alcuna intenzione di cedere a una nuova invasione. E dichiara che deve essere l’Unione Europea a doversi far carico del problema.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - L'Italia è il porto più vicino alla Libia, per questo le Ong cercano di sbarcarli tutti qui. Ciò sarebbe anche accettabile se poi ogni nazione europea si accollasse la sua bella quota di profughi. Ma visto che l'Europa ha chiuso le sue frontiere, questi migranti finiscono per restare tutti in Italia e con tanto di spese accollate ai cittadini.

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