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Immigrazione, si muove anche la Difesa: la marina militare chiuderà i porti

Matteo Salvini vuole le navi militari in azione. Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, capitola e schiera la marina contro le Ong. Gli ufficiali militari: "Sono necessari anche accordi bilaterali con altre nazioni".

Politica
Pubblicato il 9 luglio 2019, alle ore 18:05

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Immigrazione, si muove anche la Difesa: la marina militare chiuderà i porti

“Io firmo un decreto per bloccare le Ong prima che entrino in acque italiani e le motovedette della guardia di finanza e della guardia costiera, anziché fermarle, le accompagnano fino a Lampedusa. Mi chiedo allora a che serve il ministero della Difesa”. Queste le parole di Matteo Salvini. Detto fatto: il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ieri ha deciso di mobilitare le forze armate contro le Ong.

Le navi della marina militare e della guardia di finanza, che dalla marina dipende, saranno infatti schierate davanti ai porti italiani per impedire che navi “umanitarie”, come la Sea Watch o la Alex, possano forzare i posti di blocco imposti dal Viminale. È quando è stato deciso ieri, nel corso del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunito dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Elisabetta Trenta, dopo aver criticato Salvini per aver voluto sospendere l’operazione Sophia, che di fatto ci aveva seppelliti di profughi di ogni colore e nazionalità, ha annunciato che intensificherà la presenza della marina nel Mediterraneo, e che procederà con controlli aerei e radar mirati a intercettare i barconi prima che partano dalla Libia, in quello che è un vero e proprio blocco navale.

Da parte degli ufficiali militari, però, non mancano le preoccupazioni. Pur essendo d’accordo con la decisione presa dal comitato per la sicurezza, i militari affermano che non basta sorvegliare i porti per frenare l’immigrazione, ma che è necessario supportare il blocco del Viminale con accordi bilaterali tra l’Italia e altre nazioni (come la Tunisia, per esempio), così da rispedire indietro gli eventuali migranti recuperati in mare.

Matteo Salvini, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di ripetere l’errore commesso dalla sinistra che, firmando l’operazione Sophia, trasformò l’Italia in un hot spot d’Europa, consentendo a migliaia di profughi di giungere nel nostro Paese. Molti dei quali, non avendo trovato alcuna forma di integrazione, si sono trasformati in clandestini e, spesso, anche in delinquenti.  

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Questo credo che sia il primo passo verso quel blocco navale invocato da Giorgia Meloni. La decisione la trovo giusta, perché la tutela dei confini nazionali deve essere garantita dalle navi militari. Quella a cui stiamo assistendo è una guerra contro i trafficanti di uomini e contro i miliardari negrieri che vogliono fare dell'Italia il campo profughi del mondo, spingendo magari il Bel Paese a doversi accollare pure qualche Ong giapponese che batte bandiera cinese con dei profughi filippini salvati nell'Oceano Indiano. Siamo un Paese: non siamo un deposito di migranti.

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