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Immigrazione, il Vaticano tifa per il Global Compact e ammonisce l’Italia

Il segretario di Stato della Santa Sede si è detto delusso per la mancata partecipazione dell'Italia al Global Compact: "Non si lascino le persone in strada".

Politica
Pubblicato il 5 dicembre 2018, alle ore 19:56

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Immigrazione, il Vaticano tifa per il Global Compact e ammonisce l’Italia

Il Vaticano ha espresso tutta la sua delusione sulla mancata sottoscrizione del Global Compact da parte dell’Italia. Il Global Compact, ricordiamolo, è l’accordo voluto dall’ONU per regolarizzare l’immigrazione di massa, mettendo sullo stesso piano migranti rifugiati e migranti economici, profughi regolari e profughi clandestini.

L’Italia, però, non parteciperà a questo progetto che aprirebbe di fatto la strada a una invasione di massa difficilmente gestibile. Anche perché, eliminare la differenza tra i diversi status dei profughi, significherebbe rendere difficile anche le politiche di rimpatrio, dato che tutti i migranti, sulla carta, avrebbero il diritto di restare su suolo italiano.

Ciononostante, il Vaticano preme affinché l’Italia e altri Paesi firmino il patto. E tanto per dimostrare queli sono le sue reali intenzioni, il 12 dicembre invierà in Marocco una delegazione episcopale, guidata dal segretario di Stato Pietro Parolin, per firmare l’accordo e prepararsi ad accogliere folle di migranti da sistemare in cooperative finanziate dallo Stato.

La decisione del Vaticano di partecipare al progetto voluto dall’ONU, però, non ha una valenza solo umanitaria o dettata da ragioni puramente cristiane, ma ha anche una valenza meramente politica. Dato che da più parti si parla con insistenza della volontà della Santa Sede di creare un partito formato da cattolici e sostenuto sia dalla Cei sia dalla segreteria di Stato.

“Da parte nostra – ha dichiarato il porporato italiano – deve prevalere un senso profondo di solidarietà. Non si possono mettere le persone in queste situazioni”. Cioè, secondo Parolin, non è possibile abbandonare i profughi che tentano di raggiungere l’Europa. Molti dei quali,arrivano sulle nostre coste con intenzioni che sono tutt’altro che cristiane.

L’Italia, però, ha già fatto sapere che in Marocco non ci sarà. Così come hanno fatto anche Stati Uniti, Australia e buona parte dei Paesi che appartengono al gruppo di Visegrad e che non hanno alcuna intenzione di farsi invadere da orde di stranieri che metterebbero a repentaglio le identità nazionali e causerebbero tensioni sociali.

Parolin ha espresso così il suo pensiero sulla mancata partecipazione dell’Italia: “Non giudico nessuno, posso soltanto esprimere il mio dispiacere. Non solo l’Italia ha deciso di non partecipare, ci sono altri Stati. Speriamo che questo non faccia venire meno l’impegno della comunità internazionale ad affrontare un problema in maniera comune e globale”.

La Chiesa, quindi, è preoccupata per il possibile fallimento di un disegno volto alla regolarizzazione e al coordinamento dell’immigrazione. Un fenomeno, questo, che sta durando da troppi anni per non sollevare malumori tra gli stessi fedeli cattolici. Molti dei quali non reggono più i proclami a senso unico di un Vaticano che sembra preoccupato più degli stranieri che degli italiani.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Detesto queste intromissioni della Chiesa in problemi che riguardano solo il governo Italiano. Il Vaticano è uno Stato a sé. Non ha diritto di interferire sulle politiche di altri Paesi. Se la Chiesa vuole davvero abbattere i muri e accogliere tutti i migranti, cominci ad abbattere i muri del Vaticano, che sono alti quindici metri, e prenda sul suo groppone ogni profugo che sbarchi a piazza San Pietro. Ma lo faccia con i soldi suoi, non con i soldi degli italiani.

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