Giustizia, parola ai cittadini: il 22 e 23 marzo il referendum sulla riforma costituzionale

Il 22 e 23 marzo si voterà il referendum sulla riforma della giustizia. Gli elettori decideranno se confermare o respingere le modifiche costituzionali sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Giustizia, parola ai cittadini: il 22 e 23 marzo il referendum sulla riforma costituzionale

Tra poche settimane gli italiani saranno chiamati a esprimere la propria opinione su una riforma che riguarda il funzionamento della giustizia. Il voto si svolgerà domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo e offrirà ai cittadini la possibilità di confermare oppure respingere la modifica costituzionale proposta dal governo guidato da Giorgia Meloni.

Le operazioni di voto inizieranno la domenica mattina alle 7 e proseguiranno fino alle 23. Il giorno successivo i seggi riapriranno alle 7 per chiudere definitivamente alle 15. Subito dopo prenderà il via il conteggio delle schede, momento atteso per conoscere l’orientamento degli elettori.Il quesito riguarda un referendum di tipo confermativo, uno strumento previsto dalla Costituzione italiana che permette ai cittadini di pronunciarsi sulle leggi costituzionali o sulle modifiche alla Carta fondamentale. 

A differenza di altre consultazioni popolari, in questo caso non è necessario raggiungere una soglia minima di partecipazione affinché il risultato sia valido: sarà decisiva semplicemente la maggioranza dei voti espressi.Se il risultato premierà il “sì”, la riforma entrerà in vigore seguendo l’iter previsto, con la promulgazione da parte del presidente della Repubblica e la successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Se invece dovesse prevalere il “no”, il progetto approvato dal Parlamento non diventerà legge.La proposta di revisione costituzionale era stata votata nei mesi scorsi dalle due Camere.

Alla Camera dei deputati aveva ottenuto 243 voti favorevoli su 400, mentre al Senato i consensi erano stati 112. In entrambi i casi non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi richiesta per evitare il passaggio referendario, rendendo quindi necessario il voto popolare.Il cuore della riforma riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Il testo prevede la creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti: uno dedicato ai magistrati giudicanti e uno ai magistrati che svolgono funzioni di pubblico ministero.

Inoltre è prevista l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare composta da quindici membri tra professori universitari, avvocati e magistrati scelti tramite sorteggio.Il referendum rappresenterà quindi un passaggio importante per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano, lasciando ai cittadini l’ultima parola su una riforma destinata a incidere sull’organizzazione della magistratura.

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