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Disposizioni evacuazione emergenza Vesuvio. Una delle ultime firme di Letta

Il 14 febbraio, praticamente l'ultima firma di Enrico Letta è stata la disposizione per l'emergenza dell'evacuazione da Napoli per il pericolo che potrebbe presentarsi se il vulcano eruttasse. Pericolo che è sempre presente

Politica
Pubblicato il 19 febbraio 2014, alle ore 19:22

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Disposizioni evacuazione emergenza Vesuvio. Una delle ultime firme di Letta

Il 14 febbraio, praticamente il giorno in cui Enrico Letta ha dovuto presentare le sue dimissioni a Giorgio Napolitano, ha firmato l’ultima disposizione, quella che riguarda l’evacuazione da Napoli in caso che il Vesuvio dovesse svegliarsi dal suo sonno. Nella disposizione sono elencati anche i comuni e le regioni che dovrebbero accogliere gli evacuati in caso che le attività del vulcano diventassero attive. I paesi che sono stati messi nell’elenco di evacuazione sono tutti quei paesi che fanno parte della così detta “zona rossa”, cioè tutti quei paesi che correrebbero dei seri pericoli in caso il vulcano eruttasse. Il Vesuvio è un vulcano esplosivo e si trova nel Parco Nazionale sulla parte orientale della provincia di Napoli. E’ un vulcano molto pericoloso e nonostante tutto, ben 700.000 persone abitano le sue pendici. Dal 1944 non ci sono state eruzioni, diciamo che è un vulcano dormiente, tuttavia gli esperti hanno rilevato delle attività che danno non poche preoccupazioni.

Entro 45 giorni le disposizioni dell’ex presidente del consiglio verranno pubblicate. Il capo della Protezione Civile dovrà fornire le indicazioni per la pianificazione della emergenza e che dovrà essere aggiornata entro i quattro mesi successivi. Il compito della Protezione Civile sarà quella di garantire il soccorso e l’assistenza alle popolazioni che saranno colpite. Le regioni che offriranno ospitalità agli eventuali evacuati saranno: Il Piemonte, la Valle D’Osta, la Lombardia, la Liguria, Trento e Bolzano, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria Sicilia e Sardegna. 25 comuni saranno ospitati da queste regioni, naturalmente queste regioni saranno sostenute dallo Stato. L’assessore regionale alla Protezione Civile, Edoardo Cosenza, sembra soddisfatto.

Comunque sia, la situazione non è tra le più facili da gestire perchè negli anni passati, nonostante il pericolo, non si è esitato a costruire andando contro a ogni logica di buon senso. Le plazzine e le ville sorgono sulle pendici e gli ospedali sulle conche laviche, in pratica stanno tutti su un terreno traballante. Non sono solo i privati a costruire ma anche i comuni. Legambiente è da molto tempo che sta denunciando questa cosa, speriamo bene per tutti.

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