Silvio Berlusconi esce illeso dal famoso bunga-bunga, lo scandalo a sfondo sessuale che aveva visto coinvolto l’allora premier e che aveva sconvolto l’opinione pubblica nazionale ed internazionale. La Cassazione, infatti, ha confermato la sentenza di appello che, a sua volta, aveva ribaltato quella di primo grado, con la quale Berlusconi veniva condannato a sette anni di reclusione, rispettivamente sei per la concussione e uno per la prostituzione minorile, i reati di cui l’ex cavaliere fu incriminato.
Le tesi del procuratore generale della Cassazione, Eduardo Scardaccione, che aveva chiesto l’annullamento dell’assoluzione incassata da Berlusconi in secondo grado, vertevano sul fatto che erano “pienamente provate” le accuse all’ex premier; nessun dubbio, inoltre, vi era sul fatto che Berlusconi fosse a conoscenza della minore età di Ruby, basandosi in questo anche sulle contemporanee dichiarazioni dell’ex Primo Ministro, Veronica Lario, che aveva lasciato intendere come quella per le minori fosse una vera passione, per Berlusconi.
Alla fine, però, ha prevalso la tesi difensiva dell’avvocato Franco Coppi, secondo il quale Berlusconi non sarebbe stato a conoscenza della minore età di Ruby, mentre per quel che riguarda la concussione (reato per cui, in primo grado, l’ex cavaliere era stato condannato a sei anni di reclusione) è stata confermata l’interpretazione di una norma contenuta nella legge Severino, che fissava precise norme sulla definizione di violenza come limitazione radicale della libertà, quella a cui sarebbe stato sottoposto chi ha ricevuto la telefonata di Berlusconi quella notte, in questura.
“Mi sono tolto un macigno dal cuore”, ha affermato a caldo Berlusconi, che si dice “pronto a riscendere in campo”. Per fare questo, però, deve prima lottare per la modifica della legge Severino (la stessa, guarda caso, che l’ha ‘salvato’ dal carcere), che impedisce la candidatura per i condannati anche solo in primo grado. L’unica notizia certa, però, è che il caso Ruby può dirsi definitivamente chiuso.