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Campo profughi di Yarmuk – Una marea umana che commuove il web

Il Campo profughi di Yarmuk è un fenomeno che sta commuovendo tutto il mondo del web. La foto di cui stiamo parlando appartiene alla seconda categoria ed è stata scattata il 31 gennaio scorso alle porte di Damasco

Politica
Pubblicato il 28 febbraio 2014, alle ore 13:12

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Campo profughi di Yarmuk – Una marea umana che commuove il web

Il Campo profughi di Yarmuk è un fenomeno che sta commuovendo tutto il mondo del web. Da quando l’uomo ha inventato la fotografia, immagini simbolo hanno sintetizzato le vicende umane, dalle più felici alle miserabili.

Quella di cui stiamo parlando appartiene alla seconda categoria ed è stata scattata il 31 gennaio scorso alle porte di Damasco. In quest scatto una moltitudine di palestinesi rifugiati in Siria, si allunga a dismisura sui pezzi di una strada distrutta dalla guerra ancora in atto. Una immagine apocalittica che ci ricorda i film catastrofici dove le location sono per lo più create a computer e in questo caso tremendamente reale… Come ben si sa, nel bene e nel male, la realtà supera sempre la fantasia come in questo caso dove decine di migliaia di umani, derelitti, abbandonati a se stessi, vessati dal egoismo del più retrivo potere, sono in fila nella speranza di ricevere un tozzo di pane introvabile per loro.

Come nel Medio Evo, come in tutti i periodi storici, come oggi in tante aree del mondo, bambini, neonati, donne, anziani, uomini incolpevoli pagano per colpe di altre bestie umane. Una foto, un simbolo della miseria che solo l’uomo è in grado di perpetrare e riproporre nei confronti dei più deboli, in una eterna sagra demoniaca.  Tutto e solo in virtù (sic!) dell’anima nera che aleggia  nella razza cosiddetta ‘UMANA’ e si sviluppa in quelle persone più furbe, spesso intelligenti che venderebbero (e vendono) l’anima al diavolo per trenta denari.

Campo profughi di Yarmuk - Una marea umana che commuove il web

Questa foto commuove il popolo web da un mese, commuove milioni di altri esseri ‘UMANI’ che non si capacitano sia reale, che la vedono dai loro smartphone, IPad e portatili di ultima generazione e che forse non si rendono conto che un giorno la stessa immagine potrebbe essere scattata nel loro quartiere, nella via in cui abitano. Non riescono ad immaginare una foto che ritrae se stessi, i loro genitori, i loro fratelli, i loro figli, i loro nonni, i loro amici, i loro amori….in fila per un tozzo di pane e non per acquistare l’ultimo modello di IPhone.

Alla fin fine, la maggior parte di questi novelli ‘navigatori’ passa ad un’altra immagine perchè “lo spettacolo continua” sui loro monitors. Forse questo mondo, sempre più global, sempre più local, sempre più egoista, dovrebbe farci riflettere e convincerci che la Siria è un’ora o poche ore d’aereo, che l’inferno è dentro di noi così come il bello, il buono, la luce sono dentro di noi. Pensiamoci… quando ancora abbiamo la fortuna di sorridere e impegniamoci a estirpare la gramigna nel nostro giardino e in quello del vicino… Donare il sorriso a chi lo ha perduto è il modo migliore per preservare, difendere, tutelare, il nostro sorriso. Salvare i più fragili, i più deboli… ci rende forti.

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