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Bruxelles apre le porte dell’Europa ai migranti climatici

L'Europa si prepara ad accogliere i "migranti climatici", ossia coloro che chiedono protezione internazionale a causa del cambiamento climatico nel loro Paese di origine

Politica
Pubblicato il 25 gennaio 2018, alle ore 11:19

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Bruxelles apre le porte dell’Europa ai migranti climatici

A causa dei cambiamenti climatici e dei conseguenti disastri naturali nasce una nuova figura, il “migrante climatico, i cui contorni per poterla ben definire, riconoscere, accogliere e proteggere sono allo studio delle istituzioni comunitarie proprio in questi giorni.
Dai primi documenti approvati si cominciano a chiarire i dettagli del “migrante climatico“. L’ultimo documento in ordine di tempo è del 16 gennaio, parla di donne, di pari opportunità e di giustizia climatica.

Nelle 12 pagine, dopo le premesse che riconoscono la parità di genere, c’è l’invito alla Commissione e agli Stati europei a “contribuire al Patto globale per la migrazione sicura, ordinata e regolare“, in modo da “salvaguardare la giustizia climatica” che riconosce come motore della migrazione, il cambiamento climatico.
A questo punto è chiaro che un migrante, secondo il documento, non si muove dal suo Paese natale solo per guerre o violazioni dei diritti umani, ma anche a causa dei cambiamenti climatici e dei disastri che ne conseguono. L’Europa, nel punto 20 della risoluzione, afferma che si sente in dovere di accogliere “le persone sfollate a causa dei cambiamenti climatici“.

Ma non tutti sono d’accordo. Stefano Maullu, deputato europeo, che ha votato contro la risoluzione teme che questo sia un “tentativo piuttosto maldestro di introdurre lo status di rifugiato climatico, con conseguenze oggi nemmeno immaginabili”. Secondo il deputato di Forza Italia questo provvedimento avvia un’ulteriore “apertura delle frontiere europee” che già si trovano in difficoltà. Ricordando che tra le prime frontiere meridionali dell’Europa mediterranea c’è l’Italia, Maullu ricorda che con questo provvedimento “Chiunque provenga da territori colpiti anche solo da siccità o desertificazione avrebbe diritto allo status di rifugiato” con gravi conseguenze per il Paese.

Non la pensavano diversamente i ministri della Salute al recente G7 tenuto a Milano anche se con presupposti diversi. Le Ong e gli ambientalisti ritengono che ogni disastro naturale è da ricondurre all’azione dell’uomo, soprattutto se esso avviene nella sfera occidentale. Uno studio di Environmental Justice foundation prevede che presto i flussi migratori daranno vita a “tensioni politiche, sociali ed economiche“, mentre il rapporto annuale di Lancet countdown ha stimato che un miliardo i rifugiati climatici si muoveranno per il pianeta entro il 2050, entro la stessa data, secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, i profughi ambientali potrebbero arrivare a 200-250 milioni.

Matteo Salvini, segretario della Lega, contrario al provvedimento chiede: “Cos’è il migrante climatico? Dove va? Se uno in inverno ha freddo e in estate ha caldo migra? Siamo seri. Ne abbiamo già tanti. Il migrante climatico è anche uno di Milano a cui non piace la nebbia?“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Il problema è serio e banalizzare aiuta solo a sorriderci su e a spostare il problema. Io penso che prima o poi i Paesi dovranno affrontare il tema della "fratellanza universale", tutto spinge verso questa direzione nonostante le mille resistenze. L'umanità cammina verso un modo diverso di concepire i confini, la lingua, il territorio, la cultura, la religione... e diventa sempre più difficile opporsi.

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