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Roma

4 maggio: la fase uno e mezzo e la falsa partenza

La graduale uscita dal lockdown annunciata dal premier Giuseppe Conte ha suscitato polemiche e perplessità da parte di coloro che auspicavano una ripresa più ampia e rapida. Si parla di Fase uno e mezzo.

Politica
Pubblicato il 28 aprile 2020, alle ore 17:17

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4 maggio: la fase uno e mezzo e la falsa partenza

La fase 2 della lotta al coronavirus, che in Italia inizierà il 4 maggio, prevede un’apertura graduale delle attività, un cauto alleggerimento delle vigenti misure draconiane. Soluzione decisa dal governo e dal primo ministro Giuseppe Conte, ma non da tutti condivisa.

Le regole per l’uscita dal lockdown hanno scatenato una polemica senza fine, soprattutto in merito alla decisione di tenere chiusi i negozi di commercio al dettaglio fino al 18 maggio e i bar, ristoranti e parrucchieri fino al 1° giugno. Nessuna previsione, invece, per la riapertura di cinema, discoteche e palestre.

L’opposizione la chiama “fase uno e mezzo”, perché a suo avviso l’apertura avrebbe dovuto essere più ampia e più rapida. “Quella annunciata dal premier non è la ripartenza per la Fase 2: è l’annuncio di morte di migliaia di aziende sui nostri territori per mano di un governo che insiste a ragionare in base ai codici Ateco, invece di far lavorare chi è in grado di garantire la sicurezza di lavoratori e clienti”, ha dichiarato Luca De Carlo, deputato e coordinatore veneto di Fratelli d’Italia.

Ma Conte difende la Fase 2 programmata dal governo, motivando l’uscita graduale dalla quarantena con impossibilità di escludere una seconda ondata di contagi in quanto il coronavirus non può considerarsi sotto controllo. Le condizioni sanitarie non consentono un ritorno alla normalità, “ce lo dobbiamo dire chiaro e forte”, ha sottolineato Conte, ma si è deciso di alleggerire il lockdown per timore che potesse essere troppo pesante per il paese e per l’economia.

Il professor Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore della sanità e consigliere del governo, ammette di essere preoccupato: “Un paese non può sopportare il completo isolamento per più di un paio di mesi, ma dal punto di vista della salute c’è una qualche preoccupazione”

Conte ha optato per la linea di rigore e prudenza raccomandata dagli scienziati, che impone che le scuole continuino a restare chiuse, il che è “una ferita per tutti“, ha dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Della scuola si discuterà a settembre, e in ogni caso non ci sono certezze“, ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro. 

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Insomma la vita degli italiani non cambierà molto a partire dal 4 maggio: gli spostamenti consentiti solo all'interno della regione di residenza e l'autocertificazione, con l'ennesima nuova versione, resta obbligatoria per giustificare uno dei quattro motivi: lavoro, salute, necessità e visita ai parenti. Perplessità e dubbi avanzati da coloro che non hanno una famiglia tradizionale chiedendo di includere le visite tra persone con "affetti stabili".

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