Vent’anni senza De Andrè: 5 canzoni per raccontare la sua vita (1 di 2)

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Pubblicato il 8 gennaio 2019, alle ore 11:32

Vent’anni senza De Andrè: 5 canzoni per raccontare la sua vita

 Fabrizio De André ha tracciato uno straordinario arco musicale, lungo 131 canzoni, da Nuvole barocche del 1961 all’album Anime salve del 1996. A 20 anni dalla sua morte (11 gennaio 1999) la sua storia, quella del più grande cantautore italiano del Novecento, è stata raccontata sul numero 34 di LiberiTutti.
Scorrendo le pagine di “Tutto De André – Il racconto di 131 canzoni”, scritto da Federico Pistone per Arcana, che ne ripercorre una per una le lilriche con tanto di voto espresso in stelline, da 1 a 5, abbiamo deciso di proporvi qui un assaggio di 5 brani che meglio rappresentano la sua vita.

Vent’anni senza De Andrè: 5 canzoni per raccontare la sua vita

Nuvole barocche **
31 gennaio 1958: Fabrizio, ancora minorenne, è a cena con la famiglia. In tv c’è Sanremo, quel Sanremo che fece volare tutti con Domenico Modugno e il suo blu dipinto di blu. De Andrè, scopre la sua strada: ricordando una delle citazioni dell’amico di famiglia Benedetto Croce secondo il quale “fino ai diciotto anni tutti scrivono poesie ma poi rimangono a scriverle solo i poeti e i cretini”, Fabrizio inizia a scrivere: “Così ho scelto una via di mezzo: il cantautore”, ricoderà Faber anni dopo.

Vent’anni senza De Andrè: 5 canzoni per raccontare la sua vita

Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers ****
De Andrè e Paolo Villaggio, suo grandissimo amico, erano entrambi in attesa dei loro primogeniti. Entrambi frequentavano ambienti anarchici, come la casa dell’amico Piero Repetto, “Un covo di gatti e di fannulloni” che filosofeggiavano tra alcol e sigarette. Uno dei gatti che si aggiravano per casa vomitò un topo. Villaggio allora lanciò la sfida, “Darò 20 mila lire a chi lo mangia”. Tra lo stupore generale Fabrizio assaggiò. Con le 20 mila lire pagò una cena per sciacquarsi la bocca e si fece portare una chitarra come fazzoletto. Le parole gli scappavano facilmente di bocca, così nacque Carlo Martello.