Il dramma di Giuseppe, lasciato morire senza cibo per 10 giorni in Ospedale: era affetto dalla sindrome di Down (1 di 2)

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Pubblicato il 27 marzo 2019, alle ore 12:21

Il dramma di Giuseppe, lasciato morire senza cibo per 10 giorni in Ospedale: era affetto dalla sindrome di Down

E’ assurdo pensare che ancora al giorno d’oggi accadono storie come questa,: un uomo con sindrome di Down sarebbe stato lasciato morire in ospedale abbandonato a se stesso e senza cibo per oltre 10 giorni. Pochi giorni prima la sua famiglia aveva sollevato preoccupazioni sul modo con cui lo stavano trattando in ospedale. Ora la famiglia di Giuseppe Ulleri spera nella verità: cosa è successo in quei 10 giorni al Manchester Royal Infirmary, dove era ricoverato l’uomo?

Il dramma di Giuseppe, lasciato morire senza cibo per 10 giorni in Ospedale: era affetto dalla sindrome di Down

Nella relazione del coroner Angharad Davies è stata descritta una dinamica inquietante: “Quest’uomo non era in grado di prendersi cura di se stesso, è stato oggetto di una privazione della libertà”  ha scritto il medico legale.
Secondo la ricostruzione, il 61enne è stato trovato disteso sul pavimento della sua camera da letto a Withington, Manchester, dal personale che lavorava per L’Arche, una società che fornisce assistenza a malati ed anziani. Trasportato al Manchester Royal Infirmary, i medici hanno effettuato tutte le analisi del caso, ma non hanno riscontrato problemi significativi.

Il dramma di Giuseppe, lasciato morire senza cibo per 10 giorni in Ospedale: era affetto dalla sindrome di Down

 Giuseppe è stato quindi dimesso, ma il giorno dopo i volontari di L’Arche hanno spinto per il ricovero in quanto l’uomo aveva difficoltà nel camminare e nella deglutizione.

Dall’inchiesta portata avanti dalla Corte di Manchester ora si sa che Giuseppe nella caduta aveva subito  fratture alle vertebre del collo, dell’anca destra e del polso destro. Eppure nessuno se ne era accorto.
 Il coroner, sempre nella sua relazione, ha riferito che il paziente è stato alimentato con un sondino nasogastrico, un tubo di plastica che attraversa il naso fino allo stomaco, per evitare una potenziale aspirazione polmonare