Amanda Knox a Milano per la prima volta dopo l’assoluzione. Accerchiata dai giornalisti: “Sono una donna libera” (2 di 2)

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Pubblicato il 13 giugno 2019, alle ore 14:57

Amanda Knox a Milano per la prima volta dopo l’assoluzione. Accerchiata dai giornalisti: “Sono una donna libera”

Il suo ritorno in Italia è legato proprio al suo impegno con l’associazione “Innoncent Project” che tutela e si occupa delle vittime di errori giudiziari. Era il 4 ottobre del 2011 quando Amanda Knox aveva lasciato l’Italia dopo circa quattro anni nel carcere di Perugia e ieri, con un post su Twitter, ha annunciato il suo ritorno: “Sto tornando in Italia come una donna libera”.

Il legale della famiglia Kercher, Francesco Maresca, ha considerato “inopportuna” la scelta di Amanda di ritornare in Italia.

Amanda Knox a Milano per la prima volta dopo l’assoluzione. Accerchiata dai giornalisti: “Sono una donna libera”

“Bisogna avere rispetto per la sentenza che ha definitivamente assolto Knox e Raffaele Sollecito ma anche per quei giudici che per due volte li hanno condannati. Il suo non è il classico caso di errore giudiziario“. L’avvocato Guido Sola, presidente della Camera penale “Carl’Alberto Perroux” che ha organizzato il festival in collaborazione con Italy Innocence Project, ha spiegato: “Amanda Knox ha subito gli effetti di un processo mediatico e racconterà la sua esperienza. Il primo procedimento rilevante, seguito dai media, è stato quello per l’omicidio per piccolo Samuele a Cogne, il secondo il delitto di Perugia”.

Amanda Knox a Milano per la prima volta dopo l’assoluzione. Accerchiata dai giornalisti: “Sono una donna libera”

Ed ha aggiunto: “Dialogherà con giuristi ed esperti e racconterà come ha vissuto quel periodo sotto i riflettori. Lei per tutti era l’assassina e quando è stata assolta l’opinione pubblica ha parlato di un errore. Nessuno entrerà nel merito del procedimento, ascolteremo la sua esperienza“. Amanda Knox era stata arrestata il 6 novembre del 2007, insieme a lei anche il suo fidanzato Raffaele Sollecito. Furono condannati di primo grado ma assolti in appello, dopo quattro anni in carcere, erano stati scarcerati. Il 27 marzo del 2015, la Suprema Corte, chiuse definitivamente questo caso e assolse definitivamente i due ragazzi “per non aver commesso il fatto”.