Il sogno di uno smartphone pieghevole a basso costo, l’Escobar Fold 2, si è definitivamente infranto tra le aule di un tribunale statunitense. Dopo anni di polemiche, accuse e inchieste, la giustizia ha fatto il suo corso: Olof Gustafsson, CEO di Escobar Inc., è stato riconosciuto colpevole di frode postale, telematica e riciclaggio di denaro, ammettendo di aver orchestrato un vasto schema truffaldino legato alla vendita di dispositivi mai spediti ai clienti.
Il caso ruota attorno alla commercializzazione di smartphone pieghevoli presentati come alternativi ai Galaxy Fold di Samsung, venduti a prezzi estremamente bassi: il primo modello, Escobar Fold 1, era in realtà un Royole FlexPai riconfezionato, mentre il più noto Escobar Fold 2 era un Galaxy Fold usato o difettoso, su cui veniva applicata una sottile pellicola dorata per nascondere il logo originale. Venduto a 399 dollari, il dispositivo non è mai stato consegnato alla stragrande maggioranza degli acquirenti, che avevano effettuato il preordine confidando nelle promesse della società.
A rivelare l’inganno fu in particolare Marques “MKBHD” Brownlee, noto tech influencer, che ricevette uno dei pochi esemplari inviati a scopo promozionale. Le sue analisi smascherarono rapidamente la scarsa qualità dell’operazione, facendo esplodere l’indignazione online. Il caso assunse connotati ancora più gravi quando si scoprì che l’azienda spediva ai clienti non i telefoni ordinati, ma certificati di possesso accompagnati da materiale promozionale, utilizzati poi come prova per respingere le richieste di rimborso.
Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, tra il dicembre 2019 e il giugno 2020, Gustafsson ha trasferito oltre 307.000 dollari truffando centinaia di acquirenti. Il tribunale ha inoltre esaminato tentativi di vendere iPhone placcati in oro, gadget come presunti lanciafiamme Escobar e perfino una misteriosa “criptovaluta fisica”, tutti mai consegnati.
Durante il processo, Gustafsson ha accettato un accordo con l’accusa, impegnandosi a risarcire fino a 1,3 milioni di dollari. Resta in attesa del verdetto definitivo, previsto per il 5 dicembre, ma le pene ipotizzate sono pesanti: fino a 20 anni di carcere per ciascun capo di imputazione legato alla frode, e fino a 10 anni per ciascun reato di riciclaggio. L’intera vicenda rappresenta un monito per il mercato della tecnologia, spesso attraversato da operazioni borderline, hype forzato e marketing aggressivo. L’apparente legittimità conferita dal nome “Escobar”, sfruttato dal fratello del noto narcotrafficante Pablo, ha contribuito a confondere i consumatori, attratti da prezzi irrealistici e da una narrazione volutamente provocatoria.