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Variante Delta "verso l’auto-estinzione": la teoria di alcuni ricercatori giapponesi

Secondo un gruppo di ricercatori giapponesi le troppe mutazioni della proteina nsp14, responsabile della correzione dei difetti di copiatura, avrebbero causato un malfunzionamento della stessa, provocando l'auto-estinzione della variante delta

Esteri
Pubblicato il 26 novembre 2021, alle ore 17:52

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Variante Delta "verso l’auto-estinzione": la teoria di alcuni ricercatori giapponesi

La variante Delta del covid-19 si dirige verso l’auto-estinzione: il fenomeno si sta verificando in Giappone, dove l’ondata di contagi si è interrotta bruscamente e quasi del tutto placata. Attualmente il paese nipponico registra 140 casi al giorno nonostante la variante Delta sia comparsa solo tre mesi fa. Ad agosto si era raggiunta la soglia massima di 23mila casi giornalieri.

Secondo il Japan Times, un gruppo di ricercatori guidati dal professor Ituro Inoue del National Institute of Genetics ha rilevato cambiamenti genetici nel virus delta che avrebbero portato alla sua presunta auto-estinzione. La causa è da attribuire all’incapacità del virus di riprodursi dopo aver accumulato troppe mutazioni. “Crediamo che con l’accumularsi delle mutazioni, alla fine sia diventato un virus difettoso e non sia stato più in grado di fare copie di se stesso“, spiega Inoue.

Secondo gli scienziati giapponesi, insomma, l’eccessivo numero di mutazioni avrebbe fatto sì che la proteina di correzione dei difetti di copiatura, chiamata “nsp14“, non sia riuscita a riparare quegli errori in tempo, rendendo impossibile la replicazione del virus e provocandone quindi l”autodistruzione“. La teoria di Inoue fa luce sull’improvvisa scomparsa della variante delta in Giappone che sorprende molti, soprattutto considerando che recentemente molti Paesi occidentali, con campagne vaccinali più avanzate, hanno dovuto ristabilire rigide misure di contenimento. 

Mutazioni del virus

Il virus muta continuamente e seleziona le mutazioni che gli permettono di migliorare la sua capacità di infettare, di trasmettersi, di eludere il sistema immunitario, di essere più aggressivo. Seleziona le mutazioni che gli permettono di sopravvivere. “Ma se si verificano più mutazioni del normale, la proteina nsp14 potrebbe venire inattivata o resa inefficiente, causando una debacle nell’agente patogeno“, spiega il professor José Manuel Bautista, professore di biochimica e biologia molecolare presso l’Università Complutense di Madrid in Spagna.

Nonostante Bautista ritenga che il brusco calo dei casi sia dovuto anche a fattori come la vaccinazione di massa e le misure di distanziamento, sottolinea che questo non significa che il virus si sia completamente estinto o che la variante delta abbia smesso di replicarsi, ma che il virus stesso inizia ad aiutare il sistema immunitario a combatterlo meglio. In altre parole può succedere che il virus si replichi contro se stesso, producendo molte particelle inattive che aiutano il sistema immunitario a riconoscerlo più rapidamente. Bautista lo definisce una “specie di autovaccino prodotto dal virus stesso“.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Questa al momento è solo una teoria che deve ancora essere dimostrata. Gli scienziati sono cauti ed evitano di fare diagnosi su ciò che potrebbe accadere in futuro. La pandemia è in continua evoluzione e ha dimostrato che, nonostante le vaccinazioni e le misure di contenimento, il mondo non è ancora al sicuro da nuovi focolai.

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