Utah: riesumata la pena di morte per fucilazione

Il Senato dello Utah ha votato sì al ritorno della fucilazione: in seguito all'embargo UE sul cocktail letale, le sentenze di morte venivano infatti eseguite con un'iniezione letale dolorosissima ed inefficace, che causava agonie interminabili

Utah: riesumata la pena di morte per fucilazione

Si stava meglio quando si stava peggio”. Il famoso adagio di mussoliniana estrazione sembra adattarsi perfettamente a ciò che sta accadendo nello Utah, Stati Uniti d’America. Il Senato dello Stato del Sudovest ha infatti approvato di recente una legge che autorizzerà l’esecuzione delle pene di morte mediante fucilazione, qualora il cocktail per l’iniezione letale non fosse disponibile. Una decisione apparentemente anacronistica, quantomeno se messa in relazione con la tendenza degli Stati occidentali ad abolire la pena di morte, piuttosto che a promuoverla; tanto più con un metodo oramai arcaico come la fucilazione. Ma in realtà, questa notizia è decisamente esplicativa del background culturale dello Utah.

Questo Stato federale è infatti noto per essere letteralmente spaccato a metà, diviso tra progresso e reazionarismo: se da una parte infatti lo Utah è stato insignito del titolo di “Miglior stato in cui vivere” secondo un sondaggio di Gallup relativo al 2012, e sia il secondo Stato con la crescita più alta di tutti gli USA dal 2013 ad oggi, d’altra parte solo 3 detenuti sono stati uccisi in America mediante fucilazione dal 1976 ad oggi: uno in Oklahoma, e due proprio nello Utah. E sempre qui, fino al 2004 il cosiddetto plotone d’esecuzione era considerato legale (ancora unico Stato, sempre a braccetto con l’Oklahoma, in cui ciò accadeva), ed i condannati a morte potevano sceglierlo come alternativa all’iniezione letale.

Una situazione vista nient’affatto di buon occhio dagli altri Stati occidentali, ed in particolare dall’Unione Europea, che ha vietato l’esportazione delle sostanze utili a preparare il cosiddetto “cocktail letale” a partire dal 2011. Un embargo in piena regola, che avrebbe dovuto fare pressioni sugli Stati in cui la pena di morte era ancora in vigore, per far sì che le condanne non venissero eseguite. Tentativo fallito: non potendo avvalersi dell’efficacia del metodo europeo, gli americani sono partiti verso una vera e propria “corsa al nuovo cocktail”, alla ricerca di una mistura “fatta in casa” che potesse fungere da surrogato in mancanza di quella importata dall’Europa.

Molte aziende e professionisti privati negli USA si sono rifiutati di partecipare alla ricerca, per non rendersi complici delle esecuzioni, così gli Stati Uniti-andando a tentoni, ed utilizzando gli stessi detenuti come cavie-hanno fatto discutere tutto il mondo con le loro esecuzioni-shock, avvenute mediante l’utilizzo di queste nuove “misture sperimentali”. Con risultati da horror: condannati a morte costretti a patire lunghissime sofferenze prima di spirare, come Clayton Lockett, che rantolò ancora 43 minuti dopo la somministrazione dell’iniezione letale. Alcuni vi sono persino sopravvissuti, ed hanno dovuto ripetere la terrificante procedura.

Una vicenda incredibile, che ha fatto sì che la fucilazione tornasse in auge: ora il repubblicano Gary Herbert, Governatore dello Stato, dovrà scegliere se firmare l’approvazione della nuova legge o meno, ma il segnale dato dal Senato in questo senso è chiarissimo: il diritto di uccidere, nello Utah, è considerato sacro. In caso di consenso di Herbert, i prigionieri verranno fucilati entro 30 giorni dalla data prevista per l’esecuzione, a prescindere dalla loro volontà, qualora non fosse disponibile un cocktail letale adeguato per eseguire la sentenza di morte.

Alla luce di tutto ciò, una cosa è certa: lo Utah potrà anche essere il luogo migliore dove vivere, a detta degli americani; ma dati alla mano, non è certo il posto migliore dove andare a morire.

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