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USA: senzatetto uccide 40enne spingendola sui binari, "Sono Dio, posso farlo"

Il senzatetto 61enne Simon Martial ha ucciso la 40enne Michelle Alyssa Go spingendola sui binari della metro. L'uomo, che soffrirebbe di schizofrenia, ha detto ai giornalisti: "Sono Dio, posso farlo". "Un atto insensato di violenza", dice il commissario di NY.

Esteri
Pubblicato il 17 gennaio 2022, alle ore 22:41

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USA: senzatetto uccide 40enne spingendola sui binari, "Sono Dio, posso farlo"

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Una donna di 40 anni è stata uccisa da un senzatetto che l’ha spinta sui binari della metropolitana di New York City questo weekend. La vittima è Michelle Alyssa Go, donna di origine asiatica residente nell’Upper West Side, mentre reo confesso dell’omicidio è il 61enne Simon Martial, che ha buttato davanti al vagone che arrivava alla fermata.

I fatti si sono svolti sabato mattina alle 9:40, quando Michelle stava attendendo la metro nella stazione di Times Square sulla 42esima. Il senzatetto ha inizialmente approcciato un’altra donna, che non era di origine asiatica, ma allarmata la donna si è allontanata perché aveva paura che l’uomo avesse brutte intenzioni.

Mentre si allontanava, lo ha visto spingere la vittima in fronte al vagone“, racconta il detective Jason Wilcox ai media. Dopo l’omicidio, Martial è salito a bordo di un vagone diretto a Canal Street e si è consegnato ai controllori. Nel frattempo i soccorsi hanno accertato la morte della vittima sul posto, avendola trovata già priva di conoscenza al loro arrivo alla stazione metropolitana.

Il 61enne, che secondo alcune fonti soffrirebbe di schizofrenia, è stato fotografato mentre veniva condotto di fronte ad un giudice nella serata di sabato. “Si, l’ho fatto perché sono Dio. Si, l’ho fatto. Sono Dio e posso farlo”, avrebbe urlato l’uomo ai giornalisti che lo attendevano. “Ha rubato la mia fo***ta giacca, ecco perché“, avrebbe risposto ai reporter che gli chiedevano il motivo dell’omicidio.

L’incidente non era stato provocato, la vittima non aveva avuto alcuna interazione con il soggetto“, dice il Commissario del dipartimento di polizia newyorkese Keechant Sewell, descrivendo l’attacco come un “atto insensato di violenza“. La sorella maggiore dell’uomo, Josette Simon, denuncia che non avrebbe dovuto trovarsi a piede libero e che aveva pregato l’ospedale perché lo trattenessero dopo che la sua vita era deragliata a causa della malattia mentale quando aveva circa 30 anni.

Le aggressioni nei confronti delle persone di origine asiatica in America sono aumentate del 368% dall’inizio della pandemia, e nonostante la polizia affermi che non si sia trattato di un crimine a sfondo razziale, la comunità asioamericana stenta a sentirsi al sicuro dopo i molteplici attacchi che hanno avuto luogo dall’avvento del Covid-19.

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Cosa ne pensa l’autore
Anna Santini

Anna Santini - Quante morti potrebbero essere evitate se le persone con chiari problemi mentali fossero correttamente ricoverate e curate. Questo soffriva di schizofrenia e non veniva medicato, era una questione di tempo prima che compisse un delitto irreparabile. Mi dispiace tantissimo sia per la famiglia della vittima che per quella dell'omicida, che ha chiesto che fosse ricoverato invano.

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