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USA: padre di un bambino autistico invita i genitori ad abbracciare la diversità

Bob è il papà di un bambino autistico di 11 anni. Un giorno, all'uscita di scuola, si è reso conto di quanto suo figlio soffrisse perché nessun compagno voleva stare con lui, e ha quindi lanciato un appello ai genitori dei compagni.

Esteri
Pubblicato il 5 gennaio 2020, alle ore 00:15

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USA: padre di un bambino autistico invita i genitori ad abbracciare la diversità

Bob è il papà di un bambino di 11 anni che vive nel New Jersey: il figlio è affetto da una forma di autismo. Un giorno l’uomo va a prendere il figlio a scuola ed accanto allo zaino trova diversi fogli compilati dal bambino: uno in particolare attira la sua attenzione. Quello che vede scritto su quel foglio gli crea un’immensa tristezza e gli fa capire che il figlio Christopher porta dentro di sé un profondo dolore.

Christopher a causa dell’autismo fa fatica a trovare amici ma suo padre non lo immaginava fino a quando, andando a prenderlo a scuola, un foglio accanto alla cartella blu del figlio ha attirato la sua attenzione. Accanto allo zaino ha trovato dei fogli dove vi erano scritte alcune domande a cui il figlio doveva rispondere. Tutte le risposte erano normali e sembrava fosse tutto tranquillo, fino a che l’uomo arriva a leggere la domanda “scrivi il nome di qualche tuo amico“: qui la risposta dell’undicenne non è quella che tutti si aspetterebbero e, infatti, Christopher risponde “nessuno“.

Leggendo la risposta a questa domanda, si è reso conto di quanto il suo amato figlio si sentisse solo e di quanto desiderasse avere un amico. L’uomo non sapeva come risolvere la situazione e ha quindi fatto l’appello su Facebook ai genitori degli altri bambini. Bob ha affermato che, purtroppo, la realtà prevede che lui si debba affidare alla compassione e alla comprensione degli altri.

Nel post scrive: “non è colpa dei compagni… Questa è la parte più triste!! Chiaramente non è stato insegnato loro ad abbracciare ed accettare la differenza degli altri. Non intendo dire che i genitori che non abbiano tenuto questa conversazione con i loro figli siano delle persone cattive, ma solo che non hanno mai pensato di farlo. Sono certo che se Christopher fosse stato tipico neanche io ne avrei parlato con lui.”.

Bob non si aspetta che con il suo post cambi il modo di comportarsi di tutto il mondo, ma spera solo che leggendolo anche solo una persona passa decidere di fare quel discorso a suo figlio per insegnare ai propri figli che chi ha una malattia non ha nulla di diverso dagli altri. Il post si conclude con una richiesta di Bob: “Vi prego dite ai vostri figli che i bambini con bisogni speciali capiscono molto di più di quanto non si creda. Notano se vengono esclusi. Notano quando vengono presi in giro. Fidatevi di me quando vi dico che questo fa male. Anche se non è evidente”. 

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Povero uomo: quel giorno si sarà sentito morire dentro, quando ha scoperto una cosa che non si aspettava minimamente e di cui si colpevolizzerà per non averla capita prima. Credo che sicuramente il suo post convincerà alcuni genitori ad affrontare il discorso della diversità e, se fosse anche solo uno a farlo, sarebbe un grande successo.

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