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USA, donna si sottopone a tampone che le perfora la membrana cerebrale

Come riportato sulla rivista “JAMA Otolaryngology-Head & Neck Surgery”, vittima di questo rischioso incidente è stata una donna di 40 anni che vive negli Stati Uniti, affetta da una patologia non diagnostica al cranio.

Esteri
Pubblicato il 8 ottobre 2020, alle ore 15:43

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USA, donna si sottopone a tampone che le perfora la membrana cerebrale

Sottoposta ad un tampone naso-faringeo, una donna statunitense di 40 anni ha subito la perforazione della membrana cerebrale, con conseguente fuoriuscita del liquido cerebrospinale. La notizia riportata all’interno di un articolo pubblicato sulla rivista JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery, come era logico aspettarsi ha immediatamente destato non poche preoccupazioni sia da parte dei medici che dell’opinione pubblica.

Il test diagnostico resosi necessario per identificare una possibile infezione da Coronavirus, sembrava procedere come di consueto, ma durante la sua esecuzione, la donna ha iniziato a perdere dal naso un liquido di colore chiaro. Nello stesso frangente oltre a sviluppare un forte mal di testa, ha lamentato altri sintomi come irrigidimento del collo, nausea e intolleranza alla luce. Con delle successive analisi, è stato possibile appurare che quello fuoriuscito era il liquido cerebrospinale o cefalorachidiano.

Questa sostanza preposta a proteggere il cervello da eventuali urti, non da ultimo interviene anche nella regolazione del flusso sanguigno al cervello. Come determinato in un primo momento dai medici, la rinoliquorrea sarebbe stata causata da una patologia mai diagnosticata nella paziente, alla quale bisogna poi aggiungere l’esecuzione non proprio impeccabile del test. Dalle analisi condotte, è risultato che la donna è affetta da un encefalocele, una sorta di ernia del cervello che si era espansa proprio nella zona venuta a contatto con il tampone.

Secondo quanto poi riportato dalla paziente, l’operatore che ha condotto il test avrebbe spinto il tampone troppo all’interno della cavità nasale. Già sottoposta in passato ad altri test di medesimo tenore, ha infatti confermato che nei precedenti casi si era intervenuto in modo completamente diverso. Per i medici che hanno preso a cuore il suo quadro clinico, l’encefalocele si sarebbe originato 20 anni fa, in concomitanza con un’intervento chirurgico con il quale sono stati rimossi alcuni polipi nasali, alleviando gli effetti di un’ipertensione endocranica.

In ragione di questa sua particolare condizione di salute, i medici hanno voluto ribadire che chi si sottopone al tampone, non corre alcun rischio: rimane quindi uno strumento di diagnosi sicuro, al quale ricorrere ogniqualvolta si pensi di essere stati infettati dal Coronavirus.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Leggendo questo articolo è facile supporre che maneggiando il tampone in maniera distratta oppure poco delicata si possa dar vita ad una situazione rischiosa come quella descritta. Per fortuna il caso di questa donna sembra essere isolato, inoltre immagino che, per eseguire questo tipo di test, esistano delle procedure conosciute dallo staff medico, che deve sapere a cosa si possa andare incontro nel momento in cui non tutto venga rispettato alla lettera.

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